Milano, 20 lug. (Apcom) – Opere di escavazione e riporto non autorizzate dove sono stati depositati rifiuti, macerie, scorie di acciaieria “a ridosso della Tangenziale Est” o in zona Redaelli dove sono stati stoccati “cumuli di materiale costituti da terre e rocce di scavo frammiste a laterizi, piastrelle, plastica, pezzi di asfalto, tondini di ferro e manufatti in cemento, utilizzati per il riempimento del Parco Trapezio”. Una “discarica non autorizzata” sull’area Cascina Merezzate di Milano, “con un’estensione di 89mila metri quadrati, un cumulo di 30mila metri cubi di materiale da demolizione dell’altezza di circa 7-8 metri costituito da terre e rocce da scavo frammiste a laterizi, piastrelle, plastica, pezzi di asfalto, tondini di ferro e manufatti in cemento”.
Questo il quadro che emerge dal decreto di sequestro preventivo dell’area Montecity-Santa Giulia di Milano eseguito oggi dalle fiamme gialle nell’ambito di un inchiesta che vede indagati nove imputati accusati anche di “aver effettuato attività di miscelazione di rifiuti contaminai che sviluppavano odori molesti con altro materiale inerte utilizzando il prodotto per riempimenti in vari punti del cantiere e in particolare per realizzare la barriera antirumore che costeggia la tangenziale Est”. Secondo i tecnici, risultano scavati ben 500mila metri cubi di terreno in più rispetto a quanto definito nella convenzione stipulata con il Comune di Milano.
Proprio a causa dell’attività di smaltimento illecito dei rifiuti, di riempimento con terreni inquinati e di non rimozione di quelli contaminati, Zunino, Grossi, Tedesi, Streri, Bernabé, Bianchi, Marini e Viol (ma in questo caso non Albertini Petrone) vengono accusati dai magistrati anche di “aver avvelenato le acque della falda sospesa e della prima falda con sostanze tossiche gravemente nocive per la salute e l’ambiente”. Gli esperti dell’Arpa hanno stabilito che nell’acqua delle
due falde ci sono sostanze cancerogene oltre i limiti di legge, come tricloroetilene, tetracloroetilene, dicloroetilene, tricloroetano, manganese, solventi clorurati, o come il cromo esavalente e il cadmio “sostanze a rischio di riduzione della fertilità e di danno ai bambini non ancora nati”. Falde sottostanti ai terreni sequestrati, una delle quali, quella a circa 30 metri sottoterra, serve due acquedotti milanesi che (dopo averla depurata) inviano l’acqua agli abitanti proprio di Santa Giulia.
Insomma “una sorta di bomba biologica” come l’aveva definita l’anno scorso nel corso di un interrogatorio, Cesarina Ferruzzi, manager del gruppo Green Holding indagata nel filone principale dell’inchiesta sulle presunte irregolarità per la bonifica di quest’area nella periferia Nord del capoluogo lombardo. “Una situazione ambientale molto compromessa – come si legge nel decreto del Gip che cita stralci di interrogatori della Ferruzzi e di Grossi – soprattutto in riferimento alla falda acquifera e alle cosiddette messe in sicurezza realizzate dal precedente proprietario dell’area ex Montedison”. Ma invece di intervenire con una vera e propria (e assai costosa) bonifica sull’inquinamento “riconducibile alle attività industriali pregresse nell’area”, gli indagati hanno dato il via ad una meno impegnativa “riqualificazione urbanistica”. Così, “in aggiunta all’inquinamento presente e non bonificato – scrive il Gip – l’area è stata oggetto di ulteriore inquinamento durante i lavori eseguiti dalla Milano Santa Giulia spa in violazione di precise norme di legge e della convenzione stipulata tra committente e Comune di Milano in data 16 marzo 2005”.
Alp
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