Governo/ Berlusconi sceglie la fiducia: Non finirò come Prodi

Governo/ Berlusconi sceglie la fiducia: Non finirò come Prodi


Roma, 28 set. (Apcom)
– Non voglio fare la fine di Prodi, non voglio che il mio governo sia appeso a 7 risoluzioni diverse, con i voti per parti separate, con le ambiguità della vecchia politica: o votano sì, o votano no. Alla fine Silvio Berlusconi sceglie quella che i suoi chiamano la “linea della chiarezza, anche al prezzo di rinunciare a qualche voto in più che con la semplice risoluzione sarebbe potuto arrivare”. Perchè in ogni caso, giurano tutti i partecipanti al vertice, la maggioranza ci sarà comunque, anche al netto dei finiani: “Stiamo tra i 317 e i 320 – dice un dirigente del Pdl – e con i voti di Fli siamo oltre i 350 voti: che cosa si può volere di più?”.

Il problema è che a 317 ci si arriva solo con i 5 voti dell’Mpa: a metà pomeriggio, da via dell’Umiltà ancora spiegavano che l’obiettivo erano i 316 “senza Fli e senza Mpa”. Obiettivo che sembrerebbe fallito, e dunque nonostante i successi dell’ultimo giorno di campagna acquisti (cinque deputati Udc e due Api) ai voti di Futuro e Libertà, Berlusconi non può ancora rinunciare: tutti assicurano che il discorso su cui il premier chiederà la fiducia sarà “alto e programmatico”, e farà riferimento agli ormai famosi 5 punti ma declinati in maniera soft. Ecco allora che sulla giustizia il premier eviterà di parlare del ddl intercettazioni, così come non farà accenni al ddl del processo breve o a legittimo impedimento e Lodo. Meglio “volare alto”, parlare di separazione delle carriere, dei 9 milioni di cause pendenti e della necessità di una “ragionevole durata dei processi”, evitando di fare riferimenti a precise scelte legislative. Insomma – a meno che domani non ci scappi la scintilla che possa incendiare il clima – niente provocazioni verso i finiani; mentre il nome di Gianfranco Fini il premier non dovrebbe mai pronunciarlo, anche se – spiega un capogruppo parlamentare del Pdl – affronterà la situazione della maggioranza “senza fare sconti a nessuno”.

(segue)

Rea

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