BUSTO ARSIZIO Torna in città Gian Carlo Caselli, procuratore generale di Torino, invitato lo scorso anno dal Liceo Artistico “Paolo Candiani” e ospite martedì 18 maggio alle 18.30 del Liceo Classico “Daniele Crespi”, in un incontro organizzato nell’aula magna di Via Carducci dalla Cartolibreria Centrale Boragno, e condotto da Massimiliano di Giovanni (Gruppo 24 Ore).
Nato ad Alessandria nel 1939, Caselli è stato procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999, e giudice istruttore a Torino, dove per un decennio ha condotto le inchieste su Prima Linea e le Brigate Rosse. Nel Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990, ha guidato la procura di Palermo negli anni successivi alle uccisioni di Falcone e Borsellino. Nel 1993 ha avviato l’inchiesta sul senatore a vita Giulio Andreotti. Nel 1999 ha lasciato Palermo dopo essere stato nominato direttore generale del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e due anni dopo rappresentante italiano a Bruxelles per Eurojust, l’agenzia comunitaria contro la criminalità organizzata. Vive sotto scorta dal 1974.
Punto di partenza della chiacchierata – il termine frivolo non è certamente quello più appropriato, dati i temi che verranno sviscerati – sarà il suo libro «Le due guerre», pubblicato da Melampo Editore con il sottotitolo «Perchè l’Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia». «Due guerre e una sola trincea, la scrivania di un magistrato – si legge nella presentazione del volume –
Due guerre in difesa della democrazia, una vinta (quella contro il terrorismo), una in sospeso (quella contro la mafia)». Parecchie le ragioni del diverso esito delle battaglie; la più semplice sembra essere l’estraneità del primo fenomeno rispetto alla società, che ha permesso al paese di sradicare la violenza politica, mentre la criminalità organizzata è una realtà subdola, infiltrata in molti ambiti e a tutti i livelli.
v.colombo
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