Dal Tinella al tinello di Pinti “Io un gambero l’ho salvato”

VARESE (a.morl) «Dal tinello al Tinella». Si può riassumere così la storia di un gambero della Louisiana che poteva finire in pentola e che invece è stato salvato e ribattezzato Agostino. Dopo un periodo a casa del consigliere provinciale Marco Pinti (Lega Nord), che si è preso cura di lui “alloggiandolo” in un catino, il gambero ieri è stato lasciato nuovamente libero nelle acque del Tinella.

Tutto è iniziato in un giorno di agosto come tanti altri. Un giorno di forsennata caccia al gambero da parte dei varesini che, dopo il via libera dell’assessore Bruno Specchiarelli, si sono riversati armati di secchio sulle rive del lago di Varese e dei torrenti. Tra i tanti gamberi destinati ad una morte certa c’era anche Agostino, diverso dagli altri per avere una sola chela.

«L’ho catturato in uno slancio infantile, come quando da bambino partivo a caccia di lucertole immaginando improbabili safari in giardino – racconta Marco Pinti – Durante i giorni della celebrità, quando era sulle prime pagine dei giornali e perfino la televisione nazionale ne parlava con dovizia di ricette, lui era nascosto nel mio tinello, sotto il pelo dell’acqua in una sorta di caverna improvvisata, e mi divertiva immaginare di ospitare un latitante. So per certo poi, per averlo sentito con le mie orecchie nei giorni in cui ho perlustrato il lungolago per accertare

se la caccia grossa ad Agostino stesso scemando, che alcuni dei più accaniti tra i nostri pescatori di gamberi davano addirittura una connotazione politica alla loro attività attribuendo peraltro simpatie comuniste al crostaceo. In effetti, la dura scorza rossa, la chela sinistra sempre alzata e l’abitudine a mangiare gamberetti, ossia l’equivalente dei bambini, sembrano dare ragioni a queste interpretazioni. È stato proprio per redimerlo che gli ho dato il nome di un Santo e l’ho liberato nel fiume, con la preghiera che possa finire i suoi giorni nel Tinella, piuttosto che in padella».

Anche se le ragioni che hanno spinto Marco Pinti a salvare il gambero non sono riconducibili ad un pensiero animalista, la sua storia sicuramente riscuoterà qualche simpatia tra quanti si sono dichiarati contrari alla cattura. Giorni fa Alessandro Borgini del Coordinamento animalista di Varese aveva portato le persone a riflettere sulla morte atroce che tocca ai gamberi: gettati vivi nell’acqua bollente.

e.marletta

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