BUSTO ARSIZIO Sofia è una piccola meraviglia e suor Freitas, nell’immagine, la sta accudendo come una mamma, sfamandola di cibo e amore. Un quadretto che incanta, ma purtroppo l’Africa non conosce idillio, vive raramente un lieto fine. Non racconta il dramma, la fotografia mandata dai volontari bustesi, ma la realtà è questa: nonostante l’impegno e la dedizione della religiosa, Sofia non ce la farà. Sofia, piccola creatura del Mozambico, nome diffuso anche tra le bimbe e le ragazze di casa nostra. Sofia, si chiama come la nostra nipotina, si sono detti Enrico e Chicca Marcora, l’imprenditore bustocco e sua moglie a fianco della missione di padre Claudio Crimi da anni e in queste settimane in terra africana per sostenere l’orfanotrofio. Anche per questo Enrico e Chicca sono rimasti ancora più sconvolti e nella lettera dal Mozambico non nascondono l’emozione. «Questa bimba aveva tre mesi, era debole e non
mangiava – raccontano – In ospedale non sono riusciti a farle nulla. E così questa notte si è spenta. Avvolta in un lenzuolo, le abbiamo fatto un piccolo funerale, noi pochi adulti presenti in orfanato. Poi suor Freitas l’ha caricata in auto insieme alla signora Ausilia e l’ha portata al cimitero». Con una lacerante consapevolezza nel cuore di quegli adulti: «Se fosse nata in un altro paese, Sofia oggi forse sarebbe stata ancora tra noi». Enrico, Chicca e gli Amici di Macibombo non possono permettersi di lasciarsi prendere dallo sconforto. La missione continua, come la vita: «Dobbiamo lottare anche per questi bimbi, perché non hanno colpe… loro». E allora ogni giorno il lavoro non manca, come i problemi: li affrontano i bustesi, accanto alle suore, ai volontari. Da Busto, con poco si può fare molto. Sul sito www.macibombo.org tutte le modalità per salvare i bimbi dell’orfanotrofio.Marilena Lualdi
m.lualdi
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