VARESE Ancora tensioni nel Canton Ticino per gli infermieri varesotti e comaschi che lavorano in Svizzera. É la Lega dei Ticinesi a puntare nuovamente il dito contro di loro chiedendo una verifica ufficiale, una sorta di censimento, sulla reale portata del fenomeno dei frontalieri, con l’obbiettivo di limitarlo.La vicenda, che nei giorni scorsi è finita al centro del dibattito dell’assemblea lariana dell’Ipasvi (collegio degli infermieri), non a caso riemerge con toni accesi proprio in queste settimane, suggerita da un franco sempre più forte sull’euro che invece appare indebolito dalla crisi greca (ormai un franco viene cambiato per 1,40 euro) che ha reso ancora più appetibile la vita da frontaliere per gli infermieri. Oltre confine, infatti, lo stipendio medio di un infermiere vale circa 3 mila euro al mese, praticamente il doppio rispetto al compenso italiano, nonostante il bonus di 120 euro al mese in più in busta paga che la Regione Lombardia ha deciso di versare ai professionisti che continuano ad esercitare sul territorio. Certo, bisogna anche mettere in conto lo stress di fare avanti e indietro dal confine e un orario di lavoro comunque più gravoso (44 ore a settimana in Svizzera, contro le 36 previste dal contratto italiano), ma in questo periodo
di generale crisi economica, sono le ragioni della tasca a prevalere e così il numero degli infermieri che cercano un posto negli ospedali elvetici è di nuovo in crescita.«Purtroppo il fenomeno è ciclico e l’atteggiamento da parte della Lega dei Ticinesi ormai fa parte del gioco – commenta il presidente del collegio degli infermieri di Varese, Aurelio Filippini – Quando hanno bisogno di infermieri aprono e poi, quando hanno completato l’organico, chiudono e fanno la voce grossa ricordando che hanno deciso di assumere prima i loro laureati, che finalmente hanno iniziato a produrre nelle loro Università».Insomma, toni a parte, tutto sembrerebbe destinato a risolversi in un maggior numero di richieste di lavoro da parte degli italiani e in un calo delle accoglienze da parte degli svizzeri: «Scegliere da che parte far pendere la bilancia giustamente è nelle mani delle autorità elvetiche – aggiunge Filippini – l’importante è che noi continuiamo a mantenere alta la qualità della preparazione dei nostri infermieri, perché comunque il lavoro non manca. In effetti l’Organizzazione mondiale della sanità ha fissato il rapporto ottimale in nove infermieri ogni mille abitanti, ma la media italiana è di sette su mille e in Lombardia è ancora più bassa: sei infermieri su mille abitanti.
s.bartolini
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