VARESE Dalla Giovine Italia, all’Msi, ad An, al Popolo della Libertà. L’ennesimo passaggio politico, senza rimpianti «perché il nuovo partito conserva tutti i nostri valori, che non andranno persi». Senza dubbi e senza nostalgie di un passato lontano e ben diverso dai giorni attuali, «un passato che non si può mettere direttamente a confronto», ma anche senza rinnegare nulla. Piero Pellicini, militante storico della destra varesina, dalla nascita del Movimento Sociale agli anni di piombo, degli scontri di piazza ai processi dei «ragazzi imputati» difesi come avvocato, poi dirigente di partito e senatore, oggi celebra il matrimonio con Forza Italia come delegato provinciale al congresso alla Fiera di Roma. Senza lacrime, senza guardare indietro. Anche se pensa che il futuro del Pdl sia un ritorno «alla storia patria dell’Italia».Con quali emozioni partecipa al congresso?Con la massima serenità e l’entusiasmo di prendere parte a un momento determinante per il futuro di tutta la politica italiana. Andiamo a confluire nel Pdl, non a scioglierci, e conserviamo tutti i nostri valori. I delegati del congresso sono d’accordo, a Varese la votazione ha ottenuto un voto unitario: oggi pensiamo davvero che questo sia lo sviluppo naturale di quella azione politica iniziata ai tempi di Almirante, quando ci siamo presentati agli italiani come partito di destra che guardava verso il centro. La prima svolta fu Fiuggi, che assicurò un nuovo futuro alla destra italiana, aprendo ai monarchici, ai democristiani, ma anche ai socialisti che si riconoscevano in quel soggetto. Oggi si compie un passo ulteriore.Si cancella l’eredità storica dell’Msi che ancora adesso aggrega una certa militanza? Quelli, per intendersi, per cui An già rappresentava un compromesso..Io vengo dall’Msi e conosco bene la sua storia, ricordo la Varese degli anni ’70, gli scontri in piazza che per fortuna non ci sono più. L’eredità storica non viene assolutamente cancellata, ma bisogna riconoscere che sono cambiati i tempi ed è stato compiuto già un lungo cammino di democrazia. An in questi 14 anni è riuscita ad avvicinare sempre più persone d’accordo su certi valori. Che oggi non solo rimangono, ma crediamo che potranno influenzare quelli che una volta erano alleati e ora in politica diventano fratelli. Insieme con Forza Italia non andiamo a morire, ma a confluire per una nuova vita.Ma si sente pronto a entrare in un partito orientato verso un
centrodestra liberista, abbandonando la concezione di una destra sociale?Io sono convinto che si possa essere insieme liberali e sociali. Non vedo la contrapposizione tra il sostengo alla concorrenza e al libero mercato, con la natura sociale di una forza politica che punta all’aiuto delle fasce più deboli della popolazione. Anche nel Pdl, cioè la destra continua a rimanere sociale.Anche senza la fiamma nel simbolo?É chiaro che non potevamo imporre a Forza Italia il nostro simbolo. Ma la Fiamma non scompare: rimarrà internamente, sarà presente nella fondazione che si sta costituendo con compito storico, patrimoniale e anche politico, proiettato al futuro.La Giovine Italia a 14 anni, poi il Fronte universitario nazionale e l’Msi. Rinnega o rimpiange quegli anni? Ricordo anni difficili: la violenza, gli scontri di piazza, la difesa dei ragazzi imputati, ma eravamo quello che dovevamo essere a quell’epoca. Poi la storia, per fortuna, cambia. Ma io non rinnego nulla del passato. Rivendico con orgoglio la militanza nel Msi dove sono entrato nel ’69, appena dopo il congedo militare. Al giorno d’oggi non riferei le stesse cose, ma oggi non è ieri. Adesso c’è davanti un futuro nuovo.È stato fascista?Mai, ma mio padre sì, fino alla fine. Io nemmeno neofascista. E tutta la sinistra varesina mi ha sempre riconosciuto come “moderato” nel partito, una persona con cui poter discutere. Il fascismo è un periodo sepolto e oggi improponibile, mentre si va verso una scelta di democrazia e libertà.Chi è stato per lei Almirante?Un grande uomo che aveva guardato avanti, forse prematuramente per l’epoca. Ebbe due meriti essenziali: avere fatto confluire in un partito legale i reduci della Rsi e del fascismo sottraendoli a tentazioni extraparlamentari, e l’aver pensato a una grande destra, con la modifica dall’Msi all’”Msi – Destra nazionale”, chiamando nel partito anche persone di diverso orientamento e sanando la rottura con i monarchici. Sono convinto che oggi sarebbe delle posizioni di Fini.Qualche rimpianto, però, oggi ce l’avrà. È davvero così sereno di fronte all’ennesima trasformazione?Ho una grande fiducia, perché vedo che finalmente la storia patria si sta ricomponendo insieme al tessuto morale dell’Italia. Con questo grande passaggio, cioè, speriamo di riportare l’Italia ai suoi principi precedenti al fascismo, attraverso un’unità di intenti di liberali, cattolici, socialisti anticomunisti, che può far tornare il nostro Paese ad essere davvero una Nazione, nell’ambito dell’Europa.Piero Orlando
e.marletta
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