VARESE Sarà il sipario rosso, l’attaccatura dei capelli a punta o la sua voce calda e profonda, ma quando sbuca sul palco con una risata beffarda e armato di un bastone da passeggio Piero Pelù sembra davvero l’aiutante del diavolo: intrigante, irriverente, giocoso e terribilmente affascinate. Il pubblico dell’Apollonio sabato sera non ha potuto resistergli e si è lasciato trasportare in uno spettacolo teatrale coinvolgente quanto un concerto rock e intimo come una chiacchierata tra amici di vecchia data. Una piacevolissima sorpresa per i fan recenti e quelli di
vecchia data che hanno così riscoperto un grande artista. Un mattatore, perfettamente a suo agio sul palco non solo mentre canta pezzi vecchi e nuovi riarrangiati con espliciti richiami folk per una versione acustica molto ricercata, ma anche mentre recita deciso con una padronanza di toni, ritmi e gesti da fare invidia al più talentuoso degli attori. Bravissimo anche quando dimentica la battuta perché lo dichiara con spontaneità. Diverte e si diverte in una serata di risate consapevoli di cui si sente un gran bisogno in questi tempi bui.
FENOMENI
Sono uomini e donne ossessionati dall’aspetto fisico. Sono loro a dare il titolo allo spettacolo: veline e nuovi attori depilati, palestrati e unti al punto che glam fa rima con gnam. Ma anche i personaggi tracotanti, quelli che ti guardano con sufficienza, mollemente appoggiati su se stessi prima di elargirei loro consigli. Quelli del pensiero unico, della «grande S con le due stanghette, alla faccia di Platone e elle utopie per un mondo migliore». Pelù prende in giro i «fenomeni» per tutto lo spettacolo con il suo accento toscano e una goliardica leggerezza che sembra sgorgargli genuina dal profondo del cuore. Racconta di situazioni più o meno personali e aneddoti divertenti che lo portano ad affrontare gli argomenti a lui più cari, dalla pace al diritto all’acqua. Ma si parte dall’inizio, come in un diario di vita: cosa significa diventare grandi? Essere vivi? La storia che racconta Pelù ha origine nella «sana curiosità», quella che porta ancora la gente a spegnere la tv e uscire, per conoscere cose nuove o vedere uno spettacolo dal vivo. La stessa curiosità che spinse Pelù bambino verso la musica. E lui pare davvero non aver mai perso quello spirito leggero e scanzonato che lo porta istintivamente vicinissimo al pubblico, per la verità un po’ stretto nelle poltroncine del teatro mentre batte le mani in alto saltellando seduto sul cuscino.
ATTUALITA’In quasi tre ore di spettacolo Pelù canta brani che dal vivo non si erano mai sentiti a partire da «Pioggia di luce» a «Lulu e Marlena», ballate romantiche perché l’amore e l’origine del mondo sono per chiunque imprescindibili. Come la venere di Roncobilaccio, la chimera dell’Appennino. E poi brani politicamente impegnati come «Water water» quando parla del diritto all’acqua, quello che noi rischiamo di perdere con la privatizzazione avviata dal governo Berlusconi e che milioni di persone nel mondo non hanno mai avuto. «Realizzare un pozzo non può costare più di 30 mila euro, proprio ad esagerare con gli appalti gonfiati – racconta Pelù – ma quanti pozzi si
potevano costruire con quello che è stato speso per le guerre?». E a proposito «l’avete notato? Senza la leva obbligatoria i militari sono sempre di meno, ma le guerre aumentano, come in passato. Curioso, no?». Così si finisce a parlare delle nuove dittature che sono troppe, ma diverse da quelle del passato: «Quelle di oggi sono più comode, vellutate», spiega lui con espressioni e gesti piuttosto espliciti. Immancabile la crisi che sta mettendo in difficoltà decine di lavoratori con le loro famiglie e così prima del gran finale con «Toro loco» ha voluto salutare alcuni cassintegrati della Whirlpool, della Cartiera di Besozzo, della Torcitura di Dumenza e di Malpensa.Lidia Romeo
e.marletta
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