Lavoro nero, una piaga difficile da estirpare

VARESE È l’Italietta di sempre, dell’eterno sommerso, del lavoro in nero, dei pensionati che continuano a prestare manodopera, di piccole furbizie di molti datori di lavoro, che sommate tutte insieme costituiscono una colossale evasione all’anagrafe tributaria.

Non uno spaccato fedele della realtà varesina, per fortuna: nondimeno, un quadro preoccupante della diffusione di tante piccole irregolarità anche nella nostra provincia e di una mentalità distorta, che ancora dura a morire.

Sono bastate tre settimane di lavoro della Guardia di finanza, con controlli in una quarantina di imprese, per scoprire che nella metà quasi di esse la normativa sul lavoro viene bellamente ignorata: succede nella nostra ricca provincia, non a Casal di Principe o nelle campagne pugliesi.

Vero è che si è trattato di attività mirata: le Fiamme gialle non hanno colpito nel mucchio, ma sono andate a bussare dove, sulla base di dati già acquisiti e opportunamente vagliati, sapevano di trovare una situazione limite.

Si tratta per lo più di aziende del settore dei servizi: ristoranti, bar, commercianti all’ingrosso di elettrodomestici, distributori di carburanti. E ovviamente non potevano mancare nemmeno le imprese edili, ma anche le aziende di lavorazioni meccaniche, e di installazione di impianti elettrici.

In tutto 46 le imprese controllate: sono stati individuati, in totale, 42 lavoratori completamente in nero e 27 irregolari, tra i quali, rispettivamente, 11 e 6 di origine extracomunitaria; le violazioni sono state scoperte in 21 delle imprese controllate. Tra le irregolarità più emblematiche rilevate, figurano: persone già in pensione che continuavano a lavorare con continuità; corresponsione di emolumenti fatti apparire come rimborsi spese, anziché come retribuzione di ore lavorative straordinarie, per non scontare le ritenute fiscali e retributive; rapporti di lavoro dipendente fatti apparire come collaborazioni occasionali; orari di lavoro a tempo pieno documentati come “part-time”; lavoratori dipendenti assunti in data antecedente a quella ufficialmente dichiarata.

Nell’ambito dell’azione ispettiva è stato individuato, tra l’altro, un imprenditore risultato evasore totale, che si avvaleva della collaborazione di un dipendente, anch’esso in nero. E uno dei lavoratori in nero, di origine extracomunitaria, è risultato clandestino, in quanto privo di valido permesso di soggiorno; pertanto è stata attivata la procedura di espulsione dal territorio nazionale, e la segnalazione alla procura della Repubblica per il reato di clandestinità. Il datore di lavoro, che impiegava il lavoratore clandestino è stato denunciato per la specifica ipotesi di reato.

«Un quadro preoccupante, certo» commenta il comandante provinciale della Guardia di finanza, generale Antonino Maggiore: «Va precisato però che si è trattato di attività mirata, non casualmente svolta a campione. In altre parole sapevamo dove andare a cercare le irregolarità. Resta il fatto che è elevato il numero di imprenditori, per lo più titolari di aziende poco strutturate, che ancora pensa di poter operare liberamente in nero».

Franco Tonghini

f.tonghini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google