BUSTO ARSIZIO Chiude l’Elefante (anche se non a causa della crisi) ma il settore dell’abbigliamento resiste: quella in corso è l’ultima settimana per lo storico negozio (quarant’anni e passa di onorata carriera) di via Cardinal Tosi. «Ogni volta che si abbassa la saracinesca di un negozio storico siamo ovviamente dispiaciuti – spiega Rudy Collini, presidente del Comitato commercianti centro cittadino – tanto più perché Girola è stato una figura importante per noi commercianti. Ma se è contento, lo siamo anche noi con lui». Più in generale, se è vero che la crisi ha messo in serie difficoltà il settore dell’abbigliamento, è pur vero che tanti esercenti sono riusciti a mettere in atto delle tecniche di sopravvivenza. E in questo periodo i saldi danno un po’ di carica.«Non è stato un anno roseo, per nessuno – premette Manuela Contini, titolare del negozio “Iena” e fiduciario di categoria Ascom – ma l’entusiasmo e
le idee nuove pagano comunque: mai come adesso bisogna darsi da fare, guardarsi intorno per cercare brand e prodotti nuovi, cercare di differenziarsi e offrire quello che altri non hanno». Per le calzature, vale lo stesso discorso: «Per tanti negozi che chiudono, ce ne sono comunque parecchi che aprono – osserva Roberto Colombo, titolare dell’omonimo negozio in via Milano – sicuramente in questo momento, a causa della recessione, il saldo di aperture e chiusure sarà negativo, ma comunque un ricambio c’è. Ricette per resistere? Attuare un’attenta politica dei prezzi, cercare aziende nuove con idee accattivanti e fare in modo quanto meno di contenere le perdite». Altro problema, è quello del frazionamento dell’offerta: «I negozi di abbigliamento sono tanti, e si finisce con il dividersi un po’ la clientela – spiega Fabio Gallazzi, titolare della centralissima Galleria Gallazzi – che dire, ognuno deve guardare il proprio e andare avanti». Laura Campiglio
m.lualdi
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