VARESE Finalmente il Palaghiaccio di Varese ha un futuro. Ad annunciare la svolta – o, perlomeno, la sua anticamera dato che per il momento si tratta solo di un’idea che dovrà essere meglio elaborata e soprattutto dovrà avere il via libera dall’esecutivo – è l’assessore ai lavori pubblici Gladiseo Zagatto (Lega Nord): «Per il momento è uno studio di fattibilità – premette – che però mostra quella che è la soluzione migliore elaborata dagli uffici. Da settembre la questione verrà affrontata in giunta. E nel momento in cui si dovesse avere il via libera, il progetto tornerà agli uffici per essere migliorato. Al termine dell’iter si potrà aprire un bando».La realizzazione del nuovo palaghiaccio avverrà infatti attraverso un project financing, al quale il Comune potrebbe aggiungere una parte di capitale pubblico. Di certo ci sono, però, le opere che verrebbero realizzate e vedrebbero, accanto alla ricostruzione di buona parte dell’edificio esistente, un suo ampliamento. Dal primo progetto, infatti, rimarrebbe invariata la parte che ospita la pista del ghiaccio. Le pareti e il tetto andrebbero demoliti per essere ricostruiti, visto che una
semplice ristrutturazione sarebbe inefficace a causa dello stato di deterioramento. Il materiale sarebbe lo stesso, ovvero legno lamellare, e la pista dell ghiaccio rimarrebbe di superificie invariata. Le cose cambierebbero, nel momento in cui questo progetto dovesse essere approvato, nel resto dell’edificio. La parte che ospita le piscine sarebbe ampliata e dagli attuali due piani passerebbe a tre. La piscina grande non subirebbe cambiamenti, ma sparirebbe quella piccola. Al suo posto è stata ipotizzata la realizzazione di un’altra vasca, adibita a uso termale, con acqua riscaldata e giochi d’acqua. Accanto a questo secondo settore il progetto prevede la realizzazione di una terza area, che andrebbe a ospitare una zona fitness e una Spa. Insomma, per rendere economicamente produttivo il palghiaccio non si pouò non pensare ad andare incontro alle moderne esigenze di chi fa palestra. Questa l’idea di Zagatto: «In questo modo la società che gestirebbe l’impianto avrebbe maggiori introiti e quindi potrebbe offrire un servizio migliore». E rientrebbe più facilmente dalle spese. Il costo approssimativo del project financing si aggira infatti sugli 8 milioni euro. Non certo poco. Marco Tavazzi
s.bartolini
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