Busto, quando Bossi fece la barba al sindaco

Busto, quando Bossi fece la barba al sindaco

BUSTO ARSIZIO Non chiamatele feste, perché si fa terribilmente sul serio. Tra una reprimenda al politico nazionale di turno e una salamella può nascondersi una decisione che devia il corso della storia locale.Da 4 anni non partecipava a una festa del Carroccio a Busto, il senatur, e l’attesa da parte dei militanti era più che comprensibile. Anche in questi giorni si poteva raccogliere l’insofferenza verso la convivenza con il Pdl, dopo aver governato da soli per 9 anni e aver rotto il monopolio con un’alleanza, che vedeva comunque la prima poltrona per la Lega. Dal 2006 il sindaco a Busto è del Pdl e i leghisti non nascondono nei momenti clou la scarsa soddisfazione per questo scettro perso, o per un’amministrazione che non ritengono la regina del pragmatismo. Emblematico l’intervento l’anno scorso del leghista Antonio Raimondi sul bilancio, che addirittura spinse Farioli a dare le dimissioni, salvo ritirarle una settimana dopo.Bossi con una parola, con un gesto, con uno sguardo, ha plasmato il cammino di Busto. E pure alle feste, se cadevano nel momento giusto. Il ’93 era l’anno della svolta, in cui il Carroccio fiutava che avrebbe potuto sbaragliare tutti e conquistare palazzo Gilardoni, come poi sarebbe accaduto. A una festa fuori città la segreteria portò una persona che riteneva il candidato giusto da esaminare: l’ingegnere Stefano

De Bernardi. Il senatur lo guardò e stabilì che no, non andava bene. La barba di quello che poi diventò un consigliere comunale, non andava a genio al papà della Lega, che volle un’altra faccia. Difatti alla fine la spuntò un altro ingegnere, Gianfranco Tosi: i suoi baffi passarono l’esame.Tosi governò dal 1993 al 2002. Quante feste si susseguirono in quegli anni, prima e dopo ancora. L’ultima comparsa di Bossi a Busto fu a Malpensafiere, dimostrò che c’era, con tutta la grinta, ma raccomandò ai suoi anche che avrebbero dovuto cavarsela un po’ da soli, visti i suoi problemi di salute. In realtà, lui è rimasto il faro e i leghisti bustesi ieri erano ad attenderlo – anche se sanno che non è il momento giusto per un verdetto bustocco – e a sperare in una sua sola frase: da soli, anche qui. Quante feste alla colonia Elioterapica, quand’era ancora una struttura splendente. E quel teatro Sociale con Bossi e Miglio, un teatro gremito. O ancora, il senatur che incoraggiava gli allora giovanissimi Marco Sartori e Marco Reguzzoni. La sua comparsa nella sede di via Culin per una trasmissione Rai, o ancora le telefonate alle tre di notte a casa dei vari segretari, nell’era in cui i cellulari ancora non esistevano. Sembra un secolo fa. Oppure proprio oggi.Marilena Lualdi

m.lualdi

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