Busto, è l’ora della verità per il massacro di Borsano

Busto, è l’ora della verità per il massacro di Borsano

BUSTO ARSIZIO Sono accusati dell’uccisione di Pino Sporchia e delle gravi lesioni alla moglie Bambina, salva perché si è finta morta: compariranno in aula alle 9.30 di martedì Daniela Craici, Christian Palatella e Luca Modena. E Borsano riflette su quel massacro compiuto il 27 settembre nell’abitazione di via Novara dove vivevano vittime e carnefici. Il rione – che ha mantenuto un rispettoso silenzio, rispettoso proprio per le vittime, in questi mesi – chiede giustizia.Daniela Craici, sposata con Daniele Sporchia, era la nuora delle vittime e Christian, figlio del primo matrimonio di Craici era il loro nipote acquisito. Modena era amico di Palatella. I tre imputati, assistiti dagli avvocati Roberto Donetti (Craici-Palatella) e Francesca Cramis (Modena), chiederanno di essere ammessi al rito abbreviato. Il gup Alessandro Chionna che presiederà l’udienza preliminare, stabilirà quindi una nuova data per la discussione del processo. Intanto è in vendita la villa al civico 38 di via Novara. Un cartello avverte che l’area è protetta da cani. «Mi ricordo di quel giorno – spiega il titolare di un’attività vicino alla villa – Ho saputo cosa era accaduto il lunedì mattina. L’omicidio è stato commesso domenica sera e noi

eravamo chiusi. Il mattino dopo carabinieri prima e giornalisti poi sono venuti a chiedermi se avessi visto o sentito qualcosa di strano. Ma davvero per me era un fulmine a ciel sereno. Non erano di Borsano e si erano trasferiti da un paio d’anni. Non si vedevano spesso in paese». La non conoscenza non è però una presa di distanza: «Con questo non significa che i responsabili non debbano pagare – dice il carrozziere – E’ stato un fatto terribile. Mi auguro che dal processo, se provata la loro colpevolezza, arrivino condanne equiparate al reato e, soprattutto, che i responsabili scontino la pena». L’umore è più o meno lo stesso lungo tutta via Novara; c’è quasi la sensazione che Borsano voglia dimenticare un fatto tanto grave. «L’anno scorso è stato terribile per il paese – spiega Serena G., residente nella zona – Quando è successo l’omicidio io non ero a casa, ero da mia figlia. Ma ero qui quando c’è stato lo scoppio in via San Pietro. E’ normale che non si parli tanto volentieri di tragedie di questo tipo». Simona Carnaghitutti i servizi e i commenti sull’edizione di oggi

m.lualdi

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google