«Abbiamo superato le 3 mila presenze». Le parole vengono pronunciate da uno degli organizzatori (giovanissimo) dal palco allestito sul molo al quale è attraccata la grande nave Snav che sotto il segno della legalità salperà di lì a poco per Palermo. Tra i 3 mila ragazzi presenti, arrivati da tutta Italia, spiccano gli studenti dell’Itc Tosi di Busto e quelli dell’istituto comprensivo di Locate Varesino. Il diario di bordo di una giornata iniziata alle 4.30 parte proprio da loro. Caffè e doccia, poi in macchina verso il Tosi di viale Stelvio dal quale parte il bus diretto a Civitavecchia. Alle 6.12 l’autobus si muove e nessuno pare avere sonno. All’inizio pensi che sono semplicemente giovani. Poi intuisci che no, sono consapevoli. Dietro quell’aria di studente in gita ci sono pensieri che restituiscono speranza e dovrebbero preoccupare la mafia. I ragazzi vanno dai 10 ai 17 anni. I discorsi variano, come varia è stata la preparazione. Ai più piccoli una “legalità” storicizzata con Giovanni Falcone al centro, ma anche un vademecum
su come rapportarsi ad internet. Ai più grandi l’apprendimento della capacità di indignarsi. Dai discorsi dei ragazzi parrebbe che tutto sia andato a segno. C’è chi ancora non crede sino in fondo che la mafia sia ovunque, anche a Busto, ma con il tempo capirà. Tutti, però, hanno riflettuto sul silenzio che regala la vittoria sulla legalità al bulletto come al mafioso. Una parola ben acquisita circolava sul bus: denunciare. Poi l’arrivo alle 14 a Civitavecchia. L’assegnazione delle cabine, l’attesa del “Buon viaggio” di Piero Grasso, capo della procura generale antimafia. «Quello che – mormora un ragazzo – ha raccolto il testimone lasciato da Falcone e Borsellino». Il suo “grazie di essere qui” è accolto tra gli applausi, c’è chi canta e chi ripete i 100 passi. Certo, resta quel discorso sul silenzio arma dei mafiosi e riporta alla mente le parole di Falcone come una bandiera al traghetto: «Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini».Simona Carnaghi
m.lualdi
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