Roma, 25 mag. (Apcom) – Alla fine, ce l’hanno fatta i senatori della maggioranza, dopo una maratona notturna di sei ore, ad approvare alle tre del mattino il testo del ddl di riforma delle intercettazioni – che nell’attuale versione impedisce ai giornalisti di pubblicare ogni atto d’indagine – con un provcvedimento che comunque dovrà cambiare prima del suo approdo in Aula. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è infatti arrivato ieri sera in Senato annunciando che “il testo della Camera è ancora il compromesso migliore sui punti più controversi della riforma” e che è su quello e non su altro che a Montecitorio, oltre un anno fa, il governo incassò la fiducia.
“Questa sera – sono state le parole del Guardasigilli di ieri a palazzo Madama – concluderemo i lavori in commissione. Ribadisco che il testo su cui il governo ha posto la fiducia è il testo della Camera, che ha rappresentato un compromesso alto tra i tre principi costituzionali in gioco: privacy, diritto di cronaca e quello relativo alle indagini”.
Una presa di posizione da parte di Alfano che in pochi, nel pomeriggio di ieri, si azzardavano a ipotizzare, ma che ha fugato ogni dubbio sulle intenzioni della maggioranza. Il ministro è infatti piovuto in commissione e ha difeso il testo varato l’anno scorso alla Camera con tanto di fiducia, bollandolo come “il miglior
compromesso possibile” e sostenendo che, a parte la modifica dei presupposti per intercettare (dai ‘gravi indizi di colpevolezza’ ai ‘gravi indizi di reato’), il resto “è frutto di iniziative parlamentari” e non dell’azione di governo. Come a dire: per il governo il testo della Camera, più stringente di quello in discussione al Senato, è migliore.
Per quanto riguarda “la pubblicazione degli atti dei processi e l’inasprimento delle sanzioni – ha promesso Alfano – rifletteremo ulteriormente nel passaggio tra commissione e Aula. Ciò detto – ha però aggiunto Alfano – il testo della Camera rappresenta ancor oggi per il governo un punto di compromesso molto significativo ed equilibrato”.
La parola, quindi, va ora ai tecnici di palazzo Grazioli e di via Arenula che, di concerto con i commissari di maggioranza, dovranno approntare le modifiche necessarie a superare le perplessità di Quirinale e società civile, in attesa che il testo approdi in Aula, probabilmente nella settimana tra il 7 e il 13 giugno.
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