Maroni, premio anti mafia “Dedicato alle forze dell’ordine”

Maroni, premio anti mafia “Dedicato alle forze dell’ordine”

VARESE Un premio speciale, perché di solito «nemo propheta in patria». E invece per Roberto Maroni non è così. Il ministro dell’Interno riceve il premio proprio a Varese, nella casa dell’amministrazione provinciale guidata da un leghista come lui, Dario Galli, che siede in prima fila assieme al sindaco della città simbolo del Carroccio, Attilio Fontana. E lo riceve dall’università di Castellanza, intitolata a quel “Carlo Cattaneo” che «per la Lega evoca tante cosa belle e positive».Premio Falcone e Borsellino, ieri sera, per il numero uno del Viminale, primo politico a ricevere la diciassettesima edizione di un riconoscimento internazionale dedicato ai due giudici ammazzati da una mafia che hanno combattuto fino all’ultimo respiro. Il ministro lo sa, ed è a chi continua a farlo in prima linea che dedica il tributo, ovvero «ai rappresentanti delle forze dell’ordine che combattono quotidianamente la criminalità organizzata». «Io – aggiunge – come ministro ho il compito di coordinare l’azione di governo, ma loro sono in prima linea». Poi – nel corso di una serata – i temi nazionali. In testa il caso Ruby: «Ho ricevuto la relazione della questura di Milano da cui risulta che alcun tipo di censura può essere mossa al comportamento della questura di Milano: è stato fatto tutto in modo assolutamente regolare, come avviene normalmente in questi casi». Nessun problema a riferire in aula sul caso della prorompente minorenne marocchina che ha scosso la politica e l’opinione pubblica negli ultimi due giorni. Nessun commento, invece, sulla presunta telefonata di Palazzo Chigi. Maroni parla piuttosto di politica, e lo fa con il sindaco

di Varese accanto. E’ il lancio definitivo di una campagna elettorale che la Lega avvia con grande anticipo. Per le amministrative di primavera e, non si sa mai, per le politiche. Nessun accenno alla corsa solitaria del Carroccio. E parole chiare sull’esito del direttivo provinciale chiusosi nemmeno un’ora prima: «Non ci sono mai stati problemi al nostro interno, i problemi li avete inventati voi (la stampa, ndr). All’interno della Lega ci sono a volte opinioni diverse, ed è bene che sia così perché il pensiero unico non ci appartiene, ma nel corso del direttivo è stata ribadita la necessità di unire le forze e partire per le amministrative del prossimo anno. Vogliamo essere pronti». Non sa mai. Si parte nelle prossime settimane. D’altronde le acque della politica sono agitate. Ma Maroni va avanti per la sua strada: la lotta alla mafia. Con un nuovo “alleato”, il volume del criminologo Massimo Picozzi (Cosa Nostra, storia della mafia per immagini): «So che parte dei proventi di questo libro sarà devoluto all’associazione vittime del dovere. Io come ministro dell’Interno intendo contribuire. Questo è come un libro di testo, dovrebbe essere adottato nelle scuole». Il ministro ne prenderà molte copie, perché «fa pensare, capire». Fa vincere la battaglia. Maroni stesso vi ha contribuito in prima persona deponendo «come teste dell’accusa contro il clan dei Casalesi, contro chi ha commesso la strage del settembre 2008». Contro quell’ala stragista dei Casalesi ritenuta responsabile di una lunga scia di sangue culminata nell’uccisione di sei immigrati, a sangue freddo, all’esterno della sartoria «Ob Exotic faschio» di Castelvolturno.

s.bartolini

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