Roma, 24 lug. (Apcom) – E’ ancora Paolo Romani il nome più
“probabile” per assumere la titolarità del ministero per lo
Sviluppo economico. Un nome circolato fin dalle dimissioni di
Claudio Scajola, e che dopo il richiamo del Capo dello Stato
a chiudere l’esperienza dell’interim, e il conseguente annuncio
di Silvio Berlusconi (“La prossima settimana nominerò il nuovo
ministro”), sembra l’unica via d’uscita all’impasse che da quasi
tre mesi fa sì che il ministero di via Veneto sia nelle mani del
premier.
Se dallo stesso ministero assicurano che il più “probabile”
successore di Scajola è l’attuale viceministro, e un ministro
pidiellino garantisce che “sono almeno un paio di giorni che
Berlusconi pensa a Romani”, altri autorevoli esponenti del
partito di maggioranza sembrano colti un po’ di sorpresa
dall’annuncio del presidente del Consiglio, e accreditano la
versione secondo la quale il pressing esplicito di Giorgio Napolitano ha messo Berlusconi di fronte all’obbligo di accelerare i tempi e dunque, nel suo stile, di assicurare che la partita si chiuderà a breve. Del resto, ragionano dal Pdl, uno dei motivi del lungo interim di Berlusconi era la possibilità di inserire il ministero dello Sviluppo all’interno degli abboccamenti per un ingresso dell’Udc nel governo o per un eventuale trattativa con i finiani. Ma visto che il confronto con i centristi è in stallo e che quello con il presidente della Camera è lungi dal diventare realtà, nel premier sarebbe prevalsa la necessità di mantenere sereni i rapporti con il Capo dello Stato, anche in vista del varo del ddl sulle intercettazioni.
Sia come sia, dopo il richiamo del Capo dello Stato e dopo le conseguenti parole pronunciate da Berlusconi nel corso della conferenza stampa congiunta con Medvedev, i tempi vanno ormai affrettati. Anche perchè tra gli atti che attendono il futuro ministro, spiega un esponente di governo, c’è anche la firma del nuovo contratto di servizio Rai: compito che certamente non può assolvere il proprietario di Mediaset. Ecco allora che in questo quadro la soluzione interna, ovvero l’attuale vice ministro Paolo Romani, diventa appunto la più “probabile”, stante anche l’assenza di altri candidati.
Rea/Vep
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