VARESE Scritte razziste imbrattano il “tempio” della cultura. Ma nel mirino non finiscono gli immigrati (di qualsiasi colore) ma gli italiani. Quelle che sono state tracciate, da una mano ignota, sui muri del teatro Apollonio e in via Dazio Vecchio (fra il teatro e il centro commerciale), sono scritte razziste ed antiitaliane. Si va da “Marocco Tunisia siamo sempre in questa via” a un “educato” e conciso “Fanculo Italia”. Sul muro del teatro sono invece finite scritte più esplicative e metaforiche: “L’Italia è un paese di merda” e, sull’asfalto a pochi metri dalla struttura, “Lo Stato italiano è una merda”. Insomma, espressioni monotematiche ma chiare nel concetto che vogliono esprimere. E, sicuramente, non ci si trova di fronte ai soliti imbrattamenti, a volte artistici a volte stupidi. Accanto alle scritte in italiano, infatti, sono comparse frasi in lingua araba. Che, ovviamente, nessuno ha saputo tradurre. Ma il messaggio era già abbastanza chiaro nelle espressioni riportate in caratteri latini. Il tenore non è sfuggito proprio a nessuno. Siamo davanti ad una “minaccia” contro la cittadinanza. E il direttore del teatro Filippo de Santis non esita a lanciare l’allarme. «Quello dei graffiti e delle scritte è, purtroppo, un fenomeno con il quale dobbiamo fare i
conti ogni giorno – spiega De Santis – l’edificio del teatro viene imbrattato di continuo, tanto che, a nostre spese, dobbiamo farlo ripulire almeno due volte all’anno». E la cosa che fa arrabbiare è che martedì, il giorno prima dell’incursione, era appena terminata una delle operazioni di ripulitura. «Non hanno lasciato il teatro pulito nemmeno un giorno – dice De Santias – hanno trovato la lavagna sbiancata e hanno deciso di danneggiarla subito. Il problema è che qui, stavolta, non ci troviamo di fronte ai soliti graffiti. Fosse stato un murales, poteva anche essere tollerato, così come le solite scritte d’amore. A volte compaiono bestemmie, che dimostrano la stupidità umana. Ma le ultime scritte inquietano per altri motivi».I direttore dell’Apollonio non esita a parlare di «razzismo verso gli italiani». «Negli ultimi tempi le Forze dell’Ordine hanno aumentato i controlli – dice – è ovvio che questo ha dato fastidio a chi pensava che quella piazza fosse suo territorio. Da qui il messaggio».La piazza, inoltre, è uno dei principali centri dello spaccio varesino. L’aumento dei controlli, voluti dal sindaco Fontana e dal ministro Roberto Maroni, che ha fatto di Varese esempio della sicurezza in Italia, ha creato questa reazione da parte degli stranieri. Marco Tavazzi
e.marletta
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