“Sì, le ho detto negra Ma lei ci ha aggredito”

“Sì, le ho detto negra Ma lei ci ha aggredito”

VARESE «È vero che l’ho insultata, ma è stata lei ad aggredirci». È questa la versione di Giovanni Frequenti, 29 anni, autista in borghese che insieme alla moglie incinta e al figlio di due anni è stato protagonista della colluttazione sull’autobus della Sila con la ventiduenne brasiliana Roberta Alvarez Dos Santos. La ragazza, appena scesa regolarmente alla sua fermata a Bobbiate, è andata al pronto soccorso e ha poi sporto denuncia contro ignoti per aggressione aggiungendo l’aggravante della motivazione razziale. «Negretta di m…» e «tornatene al tuo paese», tra le altre, sono state le parole volate intorno a mezzogiorno di sabato scorso sulla linea N sotto lo sguardo degli altri passeggeri, una quindicina secondo i racconti dei diretti interessati. L’uomo non li nega, ma ribatte: «Lo so, dovevo evitarlo, ma in quel momento non ho più moderato le parole. Volevo solo difendere mia moglie e il bambino: dopo aver sentito una serie di attacchi verbali, mia moglie le ha detto di stare zitta e la ragazza ha reagito facendo uno scatto verso di lei per aggredirla». Dice di non averci pensato, l’autista che in quel momento era un semplice passeggero, e di averla istintivamente «fermata tenendola per i capelli». «Avevo il bambino in braccio che dormiva – spiega – e mia moglie è all’ottavo mese di gravidanza. Non voglio fare questioni, non ne ho mai fatte in quattro anni di lavoro nonostante di situazioni difficili ne abbia viste in più di un’occasione. Ma almeno quando temo per la mia famiglia li devo difendere, tanto più che ero lì come

privato cittadino che usa l’autobus». La ragazza in seguito è finita a terra ma, secondo l’autista fuori servizio, è stato «un incidente»: «Volevo evitare che facesse del male a mia moglie, non fare del male a lei. E comunque non è stata l’unica a prenderle perché quando è caduta a terra mi ha preso a calci nonostante avessi in braccio il bambino». Tutto è iniziato da un niente, come conferma Frequenti. «Ha cominciato a lamentarsi con l’altra signora perché non c’era l’aria condizionata dicendo che questi autisti le avrebbero fatte morire. Io ho risposto ironicamente, lei l’ha presa sul serio». E da lì è stato un botta e risposta con tensione in impennata libera. «Non sono arrabbiata con loro, ma non ho avuto nessun dubbio sulla denuncia: gli insulti razzisti che ho subito sono inaccettabili e non mi era mai successa una cosa del genere da quando sono a Varese». E Roberta Alvarez Dos Santos, la controparte, abita qui ormai da dieci anni. Ha fatto l’Einaudi, poi ha seguito un corso di formazione per assistente agli anziani al Molina, e in questo periodo sta cercando lavoro. Non parla molto bene l’italiano, ma lei stessa assicura: «Non è stato un problema di incomprensione». E nemmeno dei suoi toni, per quanto considerati aggressivi dall’uomo: «Non c’entra. Il punto è che non stavo parlando con lui. Si sentono forti perché pensano che non abbiamo il biglietto o che non siamo regolari e che per questo possono farci quello che vogliono. Non è così, e per questo li ho denunciati». Francesca Manfredi

s.bartolini

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