VARESE In materia di trasferimenti statali Varese occupa la parte bassa della classifica, assieme alla maggior parte dei capoluoghi di provincia lombardi, superati, e di non poco, dalle città delle regioni a statuto speciale e da molte amministrazioni del sud. Questo quanto emerge dagli ultimi dati in materia pubblicati dall’Ifel, il centro di ricerca dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e accolti con rassegnazione dal nostro primo cittadino, e presidente regionale di Anci, Attilio Fontana: «Fino a quando non saranno introdotte le norme sul federalismo fiscale, regole in grado di premiare le amministrazioni virtuose e di valutare non solo quanti soldi vengono spesi, ma anche come vengono utilizzati e quindi il numero e la qualità di servizi offerti – avverte – il sistema continuerà a penalizzare i Comuni migliori a tutto vantaggio delle amministrazioni più sconsiderate». Tanto per avere un’idea delle proporzioni, basti pensare che ogni varesino ottiene in media 341 euro di trasferimenti statali all’anno, vale a dire meno di un terzo rispetto a un residente qualsiasi di Bolzano che guida la classifica dei capoluoghi con 1121 euro di trasferimenti procapite per ciascuno dei suoi cittadini. Le distanze poi diventano abissali se si considerano tutti i Comuni d’Italia: i trasferimenti che toccano a ogni varesino sono solo un centesimo rispetto a quanto tocca ai residenti di Ripabottoni, comune molisano che nel 2008 ha ricevuto dallo Stato oltre 33mila euro per ogni cittadino. Una situazione limite, certo, falsata dai finanziamenti eccezionali di cui ha beneficiato il comune in provincia di Campobasso a seguito del terremoto del 2002. Ma come giustificare invece i 9.701 euro ricevuti da ogni cittadino di Morterone, in provincia di Lecco, al terzo posto tra i più ricchi di trasferimenti statali? «È uno dei misteri creato dalla consuetudine di stabilire l’ammontare dei trasferimenti a ogni Comune
in base a dati storici, e non su merito e necessità valutati in base a indicatori reali e attuali», commenta il sindaco Attilio Fontana, più interessato a capire e modificare il meccanismo che crea tali incongruenze piuttosto che analizzare i singoli episodi dei piccoli comuni.In questo senso il dato che colpisce maggiormente Fontana è che sul podio, i primi tre capoluoghi con i maggiori trasferimenti statali, gli unici a superare la soglia dei mille euro, sono tutte città di regioni a Statuto speciale e per incontrare il primo capoluogo di regione ordinaria bisogna scendere sino all’ottavo posto, dove si incontra Napoli, con 838 euro procapite e poi i veneziani al dodicesimo posto con 700 euro a testa. A onor del vero la Serenissima è anche la città che spende di più in assoluto per i suoi cittadini, oltre duemila euro a testa in virtù della sempre più difficile convivenza con l’acqua.La vera differenza è che, in generale, i capoluoghi delle regioni a statuto speciale ottengono dallo Stato più della metà, circa i due terzi di quello che spendono poi per ogni cittadino, cosa che non accade alle altre città e certo non ai capoluoghi lombardi che ottengono da Roma in media un terzo di quel che spendono per ogni cittadino. Accade per Milano, che spende 1414 euro di cui solo 476 da trasferimenti statali e via a scendere sino al penultimo posto occupato dal Comune di Varese che con i suoi 957 euro di spesa procapite l’anno è battuta solo da Sondrio con 888 euro. «Questa indagine non fa altro che confermare, dati alla mano, quello che sosteniamo da sempre e cioè che Varese paga la buona amministrazione di sempre con minori trasferimenti, e riesce comunque a fare miracoli con i pochi soldi a disposizione», conclude Fontana.Lidia Romeo
s.bartolini
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