Hashish in carcere per Merani Una ventenne davanti al giudice

Hashish in carcere per Merani Una ventenne davanti al giudice

VARESE Voleva fare avere al suo amico della droga, da consumare niente meno che nella sua cella del carcere dei Miogni, dove era detenuto in regime di custodia cautelare e per raggiungere lo scopo non ha esitato a scrivergli una lettera nella quale ha inserito un sacchettino con un piccolo quantitativo di hascisc: questi i fatti, secondo la procura di Varese, in virtù dei quali ad una ventitreenne di Induno Olona viene contestato il tentativo di cessione di stupefacenti. Il nome di Miriam Mustari, associato a questo reato, è comparso ieri mattina nel ruolo affisso davanti all’aula per le udienze preliminari, dove, di fronte al giudice Giuseppe Battarino, si sarebbe dovuto decidere del rinvio a giudizio della giovane. Un fatto in sé non grave, che rivela semmai molta ingenuità da parte della ragazza, e che non sarebbe nemmeno degno di nota se non fosse che il destinatario di quel regalino era Jacopo Merani, il giovane arrestato per la barbara uccisione di Dean Catic. Il fatto risale allo scorso anno: era giugno, e Merani, insieme con Andrea Bacchetta, era detenuto da quasi due mesi. L’insolita missiva venne scoperta dagli agenti della polizia penitenziaria, che avviarono le indagini per risalire a chi aveva mandato la droga. La procura ritiene appunto che ne sia responsabile

la ventitreenne di Induno. Ieri però l’udienza è saltata per difetto di notifica, come ha rilevato l’avvocato difensore d’ufficio, avvocato Marco Antonini. Il caso tornerà in aula il 10 dicembre, per quando si spera che l’atto venga notificato alla diretta interessata. Il caso di Jacopo Merani invece sarà affrontato in aula molto prima: l’udienza si aprirà il 23 settembre, giovedì prossimo, per discutere le perizie, in particolare quella psichiatrica a firma del dottor Ambrogio Pennati, disposta dal giudice, che giunge a una conclusione per molti versi attesa: Merani non era in sé quando ha ucciso il diciassettenne di origine croata. «Grave compromissione della capacità di intendere e volere al momento delle tre aggressioni, associata a pericolosità sociale, anche per se stesso» sono le conclusioni, messe nero su bianco dall’esperto, al termine di 337 pagine in cui si dà conto del quadro clinico di Merani (la cui storia di sofferenza psichica era nota, essendo stato a lungo in cura, da minorenne, in strutture pubbliche).Il dottor Pennati ha incontrato due volte in carcere Jacopo Merani, e nel corso dei colloqui gli ha pure somministrato alcuni test. Ha inoltre voluto conoscere Andrea Bacchetta, per meglio delineare che tipo di rapporto intercorresse tra i due amici, legati al punto di commettere insieme un delitto così orrorifico.

s.bartolini

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