La Russa affonda Ferrazzi “Da questo momento è fuori”

La Russa affonda Ferrazzi “Da questo momento è fuori”

VARESE «Da questo momento il primo a sapere che non è più vice coordinatore del Pdl è Luca Ferrazzi, altrimenti sarebbe qui». L’avevano chiamato “Orgogliosamente Pdl” e, seppure strada facendo l’incontro di ieri sera al De Filippi sia diventato un meno enfatico “Il Pdl verso il futuro”, è il senso originario ad aver prevalso tra i tanti riuniti attorno al ministro della Difesa Ignazio La Russa, coordinatore nazionale pidiellino, e al coordinatore regionale Guido Podestà, ai quali s’è rivolto il numero uno provinciale Rienzo Azzi: «Vogliamo difendere questo partito ma dobbiamo avere la linea». E la linea è arrivata, con un ministro provato dalla scomparsa del tenente Alessandro Romani in Afganistan, ma determinato a lanciare il messaggio al convitato di pietra Luca Ferrazzi. Ha affrontato la questione prima di tutto con i suoi, il ministro, in un incontro più intimo, separato. Tra amici. Accanto a Marco Airaghi – al quale tutti rivolgono gli occhi come al possibile successore di Ferrazzi – La Russa ha chiamato molti per nome. Salvo uno, citato almeno venti minuti dopo l’inizio di un discorso di rilancio del partito: «Ciascuno è libero in coscienza di fare la proprie scelte. Certo, noi siamo abituati a scelte ideali, che prescindono dal tornaconto». Un riferimento chiaro a meno di 24 ore da una direzione provinciale infuocata durante la quale l’intero gruppo dirigente riunito al De Filippi ha chiesto a Ferrazzi la remissione spontanea dell’incarico. Si poteva forse non arrivare a questo punto, fa capire il ministro, riferendosi alla mancata rielezione dell’ex assessore regionale: «La Russa è sempre qui a dare una mano ma talvolta qualcuno si crede troppo forte e non chiede aiuto…». E nel salutare il rientro in politica di Sara Nidoli è come se La Russa desse l’addio a chi ha deciso di uscirne, almeno dalla politica del Pdl: «C’è chi compie altre scelte prediligendo sul mercato la soluzione più

congeniale, seppure in campagna elettorale abbia sentito da parte sua parole non gentili nei confronti di Fini». Ma ormai è andata così. «Gli altri si stanno dimettendo, quelli che non si sono dimessi decadranno dagli incarichi, i ruoli di partito sono già incompatibili. È chiaro che Ferrazzi non c’è più, altrimenti avrebbe dovuto essere qui». Dunque «è ora di voltare pagina e contenti noi di essere un po’ meno zavorra di quello che avevamo prima». Ferrazzi e Varese: la stoccata è a un capoluogo finora “soffocato”. «Ho sempre rimproverato a Ferrazzi l’attitudine a fare da tappo a Varese città. Prima conoscevo fino all’ultimo chiodo della culla, ultimamente avevo difficoltà. Quindi può darsi che dal male nasca il bene, se salta il tappo ciò che c’è di spumeggiante può venire fuori e si può tornare a fare politica contro la sinistra e, all’interno della maggioranza, in affettuosa e amichevole competizione con la Lega con l’obiettivo di aumentare, loro e noi». Sul futuro sindaco non si sbilancia, ma che il Pdl punta ad arare nuovi terreni elettorali: «Per il Pdl, fino a oggi, Varese è stata una delle cento città, per la Lega è stata un obiettivo da curare con più energie e risorse, non da difendere di più, perché forse è stata più difesa dal Pdl». Fino a oggi, perché da oggi «Pdl presente sul territorio almeno quanto la Lega». Poche parole sui numeri: «Non mi interessa la contabilità (di Fli, ndr), mi interessa approfittare di questa occasione per creare un clima più forte e unito per rendere di nuovo Varese protagonista». E per gli amici che guardano altrove, gli eletti, la porta resta aperta e la governabilità sul territorio è garantita: «Sono disponibile anche a colloqui personali nei prossimi giorni, non voglio lasciare nulla di intentato, ma i tempi sono brevi, il tempo per riflettere c’è stato». Ultimatum agli eletti. Per Ferrazzi parla l’assenza.Sara Bartolini

s.bartolini

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