Roma, 29 lug. (Apcom) – Non saranno decisive le modifiche apportate al testo di riforma dell’università dagli emendamenti presentati in Senato. Entro questa sera l’aula dovrà esaminarne oltre 400, 80 dei quali presentati dalla maggioranza, e procedere alla votazione finale. La probabile approvazione di una parte degli emendamenti non sembra quindi destinata a stravolgere i punti essenziali della riforma. Ad iniziare dal discusso limite temporale, sei anni, che avranno i ricercatori per riuscire a fare propria l’abilitazione al’insegnamento come associato. In caso contrario non potranno più continuare l’attività accademica.
Ieri mattina sono stati approvati i primi quattro dei complessivi quindici articoli del ddl di riforma. L’accesso alla docenza non prevede deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L’iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei: per tutti c’è il rischio fondato (basti pensare che attualmente i posti destinati al turn over sono appena il 20%) di rimanere esclusi per sempre dall’attività
accademica.
Anche l’incarico dei rettori comporterà un limite temporale:
mentre ancora oggi per un rettore è possibile rimanere in sella
ad un ateneo anche 16 anni, la riforma prevede che al massimo i
responsabili delle sedi accademiche potranno firmare due
incarichi da quattro anni ciascuno. Ed in caso di gestione non
oculata potrà scattare la sfiducia del senato accademico: in tal
caso servirà, comunque, il 75% dei voti.
La riforma toccherà da vicino anche i professori ordinari, ad
iniziare da quelli a tempo pieno: per la prima volta saranno
chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore
nell’anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Per i
docenti accademici inquadrati a tempo determinato, le ore di
attività previste diventeranno 750: di queste, almeno 250
dovranno essere spese per la didattica.
Novità in vista anche per quel che riguarda i concorsi, che nelle intenzioni dei realizzatori del ddl diventeranno meno pilotati dai `baroni: le selezioni saranno affidate ad una commissione composta da quattro docenti ordinari estratti a sorte. Più rilevanza verrà data, rispetto ad oggi, alla produzione da parte dei candidati di pubblicazioni, esperienze internazionali, didattica svolta: a verificarne la rilevanza sarà una commissione ad hoc che potrà “acquisire pareri scritti pro veritate sull’attività scientifica dei candidati da parte di esperti revisori in possesso delle caratteristiche”.
Apa/Alg
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