“Varese perfetta al G6 E ora tocca al teatro”

“Varese perfetta al G6 E ora tocca al teatro”

VARESE Se ne sono andati così come erano arrivati: come un fulmine. Hanno atteso che anche l’ultimo dei ministri dell’Interno, e relativo staff, lasciasse il perimetro blindatissimo di Palazzo Estense e si sono messi al lavoro. Sbaraccando in un pomeriggio la scenografia che per due giorni – dal pomeriggio di venerdì alla tarda mattinata di sabato – ha fatto da sfondo bosino al meeting di Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Commissione Europea. Dieci i camion che in poco tempo hanno rimosso scrivanie, computer, sale traduzioni, tappeti blu, transenne, dehor, palchi e altro arredo connesso al grande appuntamento con la sicurezza nazionale, lasciando al municipio cittadino un regalo veramente gradito: la pulizia. E, spenti i riflettori, è tempo di bilanci. Quelli sulla reazione di Varese al G6, ovviamente, che il primo cittadino Attilio Fontana non esita a definire «perfetta». Ma, soprattutto, quelli in prospettiva futura. «La città ne esce rilanciata a tutti i livelli, il G6 è stata un’operazione a lungo termine» argomenta il sindaco, convinto che Varese abbia «riconquistato una leadership non solo provinciale, ma anche regionale e nazionale». Il che vuol dire che «d’ora in poi non la si guarderà più soltanto perché è la città di Bossi e Maroni», ma in quanto città con una sua «immagine di ordine, pulizia e propositività». E farsi un’immagine è operazione più complessa d’una gittata d’asfalto, richiede tempo, impegno e costanza. Questo è il banco di prova sul quale Fontana sa di giocare la

partita più complessa:il fuoco è acceso, ma serve legna per alimentarlo altrimenti i varesini si saranno sorbiti mondiali e G6 per nulla. «Abbiamo perso molte occasioni – riconosce il sindaco – dalla collezione del conte Pansa, al centro del cervello fino alla possibilità di diventare il fulcro del sistema aerospaziale». Altri treni passeranno e, quelli, bisognerà coglierli: «L’accordo con lo chef Gualtiero Marchesi, se andrà nel verso giusto, trasformerà l’università della cucina e l’accademia della musica in una chicca d’attrattività». Ma la partita vera si gioca sulle grandi opere – Arcisate Stabio e Pedemontana in testa – e sulla riqualificazione di piazza Repubblica con annesso rilancio del polo teatrale. È la polpa del rilancio, che nel caso delle infrastrutture «significa dare nuovo impulso alla stazione unificata, che vorrei trasformare in sede dirigenziale e di importanti società per far sì che Varese possa offrire quanto Milano in un contesto di maggior vivibilità». L’altro fronte – sul quale, come nel caso del precedente, è previsto l’intervento dei privati – è quello di piazza Repubblica: «Credo nel teatro, stiamo lavorando per partire, poiché le condizioni attuali sono ottime, con il bando di gara entro settembre». Il Comune ha le idee chiare su quel che vuol vedere sorgere sulle ceneri di caserma, Apollonio e piazza: «Ora serve solo un finanziamento (si parla di una cifra di poco superiore ai 3 milioni di euro) e occorre arrivare alla conclusione di tutte le procedure». Il conto alla rovescia è iniziato.Sara Bartolini

s.bartolini

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