VARESE Varese come Palermo. E peggio di buona parte delle province lombarde. I numeri dell’Agenzia del Territorio parlano chiaro: nella provincia dei sette laghi ci sono 41,1 case fantasma (o «situazioni sospette») ogni mille abitanti, per un totale di 35.827 fabbricati potenzialmente non dichiarati. A rivelarlo è il Sole 24 Ore, che ha messo in fila le irregolarità provincia per provincia, ponendo
così l’attenzione sull’anomalia varesina rispetto a buona parte delle capitali del Nord. Se infatti alla testa della classifica degli immobili (o particelle, per usare la terminologia tecnica) non dichiarati spiccano Avellino, Benevento e Vibo Valentia (la prima con 125,5 irregolarità ogni mille abitanti) in coda ecco Sondrio (6,3). Genova (5,4) e Milano (1,1). Con Como, Brescia, Bergamo e Cremona a bassa quota.
Una concentrazione altissima, la nostra, che secondo geometri e amministrazioni comunali sarebbe però riconducibile solo in minima parte al fenomeno dell’abusivismo edilizio, quantificabile presumibilmente in un 5 per cento. Negli altri casi si tratterebbe di mancate trascrizioni, errate sovrapposizioni tra foto aeree eseguite dall’agenzia del territorio e mappe più che vetuste, pratiche di condono in corso. Quali che siano le ragioni, le irregolarità sono state individuate e sono scattate le verifiche del catasto. C’è tempo entro fine anno per mettersi in regola – o provare di esserlo già – e nel frattempo bisognerà capire quali scelte farà il Governo per incentivare il fenomeno dell’emersione e portare un po’ di quattrini nelle casse dello Stato. La risposta dovrebbe essere nella manovra, dalla quale resta tuttavia escluso il ruolo dei Comuni, cui competono le pratiche sotto il profilo urbanistico.
La leadership negativa della provincia di Varese è ben nota anche al presidente del collegio dei geometri, Walter Mentasti: «Le nostre mappe non sono state messe a punto in epoca moderna ma si riferiscono all’unico rilievo eseguito, quello del vecchio censo milanese datato 1859». Chiaro che ad ogni denuncia corrisponda
un aggiornamento ma ciò non sempre vale per i fabbricati rurali, per i quali un tempo non era obbligatoria la denuncia. E anche quando la destinazione sia stata convertita in abitativa, non è detto che la modifica sia entrata nelle carte. «Delle 35mila particelle, saranno quindi 5mila quelle davvero non dichiarate».
Resta il fatto che la «chiamata» di regolarizzazione arriva e anche per dimostrare l’eventuale buona fede occorre mettersi in moto, chiedendo aiuto ad un professionista: «Da me arrivano cinque o sei casi di questo genere alla settimana» prosegue Mentasti.
Sulla «Varese capitale delle case fantasma» è scettico anche l’assessore all’urbanistica di Palazzo Estense, Fabio Binelli: «Tenderei a escludere significative quantità di abuso edilizio, anche se non posso escludere violazioni più nascoste, meno palesi». Il Comune è corso i ripari rafforzando i controlli «ma questo ha ben poco a che fare con il rilevamento dei beni non accatastati, che in provincia di Varese credo abbia altre origini».
Vecchie carte, problemi di gestione che ad inizio anni Novanta avrebbero portato le mappe varesine fin nel Sud Italia, e difficoltà di relazione tra pubbliche amministrazioni e Agenzia del Territorio sarebbero all’origine della pagella negativa. «Inoltre, per gli immobili per i quali è stato chiesto il condono, può esserci anche una responsabilità dei comuni, dove alcune pratiche sono andati avanti molto lentamente». Alcune risalgono addirittura al condono del 1985, altre a quelli del 1994 e al 2003.
Sara Bartolini
f.tonghini
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