Il permesso di soggiorno costa più di semila euro

Il permesso di soggiorno costa più di semila euro

VARESE Avevano scelto la stazione delle Nord di Varese per un incontro necessario a dirimere i problemi di ottenimento del permesso di soggiorno.Ma la situazione è degenerata. È nata una lite e su di loro sono caduti gli occhi degli agenti della Polfer che da un anno esatto presidiano le stazioni di Varese. Così il conciliabolo si è chiuso con due denunce: una per favoreggiamento dell’ingresso di cittadini stranieri sul territorio nazionale, l’altra per soggiorno illegale sul territorio nazionale. A finire nei guai due egiziani: un 48enne regolare residente in provincia di Sondrio e un 34enne clandestino che, con ogni probabilità, ha nel Varesotto la sua base.Tutto è successo lo scorso lunedì 20 settembre. Quando nel primo pomeriggio gli agenti della Polfer li hanno notati, a ridosso dei binari, mentre discutevano animatamente. Si sono così avvicinati per controlli dei documenti e notato un nervosismo crescente hanno deciso di andare fino in fondo. Approfondendo le verifiche, anche con la collaborazione della volante. Risultato: nello zaino dell’egiziano di 48 anni sono stati rinvenuti circa 10 mila euro in contanti, arrotolati in un berretto di lana, diversi documenti necessari per l’ottenimento del permesso di soggiorno su territorio

nazionale attraverso l’emersione del lavoro nero. 50, in tutto, le domande già presentate o pronte per essere vagliate. Riconducibili ad altrettanti cittadini stranieri e con ogni probabilità di natura fittizia in quanto basate su rapporti di lavoro inesistenti. Perché per fare da intermediario, questo il sospetto degli inquirenti che proseguono negli accertamenti, l’egiziano chiedeva in cambio 6500euro. Soldi che avrebbero portato, a suo dire, al rilascio dei permessi di soggiorno. “Il clandestino che abbiamo bloccato con lui – conferma Beniamino Romaniello, vice questore aggiunto di Milano e vice dirigente della Polfer della Lombardia – aveva già versato un anticipo di 3mila euro e l’altro, appellandosi ai lunghi  tempi di attesa delle procedure burocratiche, stava rinviando la consegna della documentazione. Da qui la lite che ci ha permesso di scoperchiare il sistema”. Anche perché il giro d’affari e di contatti dell’egiziano residente in provincia di Sondrio sembrerebbe davvero vasto. Tanto da coprire non solo il Varesotto e la Lombardia, ma buona parte del Nord Italia. Per questo prosegue l’attività investigativa. E il prossimo passo sarà quello di vagliare con scrupolo le dichiarazioni dei presunti datori di lavoro finite, come i soldi, sotto sequestro.Alessio Pagani

s.bartolini

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