VARESE Al primo piano del tribunale, una porta si apre. E’ quella dell’aula in cui si celebra il processo per l’omicidio del povero Dean Catic. Dentro, rinchiuso nella gabbia degli imputati, c’è Andrea Bacchetta: è uno dei due ragazzi accusati di aver brutalmente ucciso, tra il 20 e il 21 aprile 2009, un ragazzino di nemmeno 17 anni. Bacchetta sta lì, immobile in silenzio, con i capelli rasati e con addosso una felpa blu dalla quale spunta un colletto bianco. L’altro imputato, Jacopo Merani, è invece assente. La porta resta aperta solo un attimo. Ma Vanessa, la fidanzatina di Dean, vede Andrea. Dentro qualcosa le si rompe. E scoppia in un pianto disperato, a stento consolata dalle amiche.
E’ stato il dolore il vero protagonista dell’udienza di ieri. Il dolore di una famiglia, quella del giovane di origini croate, colpita al cuore da una mano assassina. Il dolore degli amici di Dean, ancora sconvolti e con il petto traboccante di una rabbia che il trascorrere del tempo non è riuscito a sopire.
Ieri mattina, tutti insieme, si sono ritrovati davanti al tribunale di piazza Cacciatori delle Alpi. Ognuno indossava una maglietta bianca: sopra, il volto sorridente di Dean e la scritta «Giustizia». Quindici, venti persone. Non certo una folla. Ma a Denis, il fratello più grande, non sono certo i numeri a importare: «Siamo pochi, ma sinceri», commenta.
Lorena Spitaleri, cuore di mamma (il figlio Tommy era il miglior amico di Dean), è meno diplomatica. «La verità è che Varese ha già dimenticato Dean – dice amara – e questo è molto triste. Forse se non si fosse chiamato Catic, se il suo cognome fosse stato italiano, la città non lo avrebbe già dimenticato. A parti inverse, se cioè due ragazzi croati avessero ucciso un ragazzo italiano, avremmo assistito a una reazione ben diversa. C’è molto bigottismo, in questa città. Troppa chiusura mentale».
Gli amici di Dean, negli scorsi giorni, avevano chiesto al Comune la disponibilità di uno spazio dove realizzare un murales dedicato a Dean. Avevano pensato al muro di Bobbiate, nella zona dove già campeggiano i colorati ciclisti del Mondiale 2008. «Ma il Comune ci ha risposto di no, che non è possibile – racconta la signora Spitaleri scuotendo la testa – allora stiamo pensando di realizzare il murales su una grande tavola di compensato, in modo da poterla mettere e togliere senza dare fastidio a nessuno. Vorremmo farlo per il compleanno di Dean, il prossimo 8 dicembre».
In disparte, minuta e silenziosa, c’è Ana, la mamma di Dean. «Se credo nella giustizia? – domanda con un filo di voce – Sì, io ci credo. Io credo che il mio Dean, prima o poi, potrà finalmente riposare in pace».
Enrico Romanò
e.marletta
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