BUSTO ARSIZIO Snervante seguire il cammino europeo sul made in (come su altri temi che riguardano il futuro della nostra economia): quasi quanto la politica dei nostri giorni. Snervante tanto più in un’estate che presenta un torpore sfuggente, difficile da paragonare a quelle trascorse. Ci raccontano che va o andrà meglio da chissà quanto, eppure oggi – tanto per citare un caso, e non proprio secondario, a Busto – è l’ultimo giorno di vita all’Ibici, riavviata l’anno scorso dal coraggio dei dipendenti ancora per un poco. Ora è proprio finita, poi si smonteranno i macchinari. E chissà per quante altre aziende è l’epilogo, sfuggite per le loro ridotte dimensioni allo sguardo generale. Qualche Contadino del tessile: pensiamo a Zanoni di Brebbia, che quest’anno l’ha dedicato a vendere pezzo per pezzo la sua amata azienda, per chiudere con onore e senza debiti. Lui l’aveva preannunciato a Busto, in quel luglio 2009, all’avvio del movimento spontaneo in difesa per il made in Italy, e così è accaduto.Quanti come lui, in ogni
campo? E’ un mondo lontano l’Europa, che ogni volta sembra rifilare più facilmente fregature alle varie categorie piuttosto che aiutarle a uscire dal tunnel. Ma almeno si sa, come si prevedeva nella lotta per il made in. E se quest’ultima, sbocciata a Busto in un luglio non meno teso (e con qualche azienda in più, ancora in vita) si è trovata una porta chiusa, ha la possibilità di spalancare almeno una finestra. Non per buttarsi giù, ma per ricevere luce e aria, e ripartire.Luce e aria si traducono in unità. Nella volontà di superare le differenze a ogni livello, come è anche accaduto in quest’ultimo anno. «Dobbiamo gestire la situazione, senza buttar via il bambino con l’acqua sporca». Parole pronunciate pochi giorni fa dal presidente di Sistema Moda Italia, il bustocco Michele Tronconi, che pur aveva individuato errori lungo il cammino. L’unità può fare molto. Anche in una fine luglio micidiale, che ci mostra gli ultimi sprazzi di sogni in frantumi, come l’Ibici. Ma non può ucciderli tutti.Ma. Lu.
m.lualdi
© riproduzione riservata











