"Presidio fisso in piazza"Ma il sindaco non ci sta

VARESE In piazza Repubblica un presidio fisso delle forze dell’ordine. Questa la richiesta del Movimento Giovani Padani di Varese che ieri ha organizzato un gazebo nel centro cittadino per far sentire la preoccupazione nei confronti di quelle scritte razziste e anti-italiane apparse mercoledì scorso sulle mura del Teatro Apollonio e su alcuni condomini di via Dazio Vecchio. Piazza Repubblica dunque come le stazioni: zona da tenere sotto controllo fisso? Non lo ritiene il sindaco Fontana che non rileva un problema particolare quella zona e lascia che siano le forze dell’ordine a verificarne le reali necessità. “Prima di prevedere una presenza fissa delle forze dell’ordine bisognerà verificare cosa ne pensano loro e cercare di capire la reale entità del problema – spiega il sindaco Fontana – Non ho notato particolari presenze extracomunitari nella zona, sono le stesse che s’incontrano un po’ ovunque in città. Non mi sembra che lì ci sia una concentrazione diversa da altre. Il problema è che ci sono persone in città che non hanno nessuna intenzione di integrarsi e sono un po’ ovunque. Alle stazioni si è già intervenuto, ma non possiamo pensare di presidiare tutta la città. Se facciamo il presidio lì si sposteranno da un’altra parte e la questione non si risolve”.In ogni caso per far fronte alle preoccupazioni sorte in seguito alla comparsa delle scritte le forze dell’ordine hanno garantito un presidio continuo di tre giorni con una trentina di uomini.“La questione non è tanto sulle scritte – spiega Tommaso Colli, coordinatore cittadino del Movimento Giovani Padani di Varese – quanto il condannare il fatto che ci siano a Varese individui che pensano di essere i padroni della città e si sentono autorizzati a fare cose del genere. E l’opinione pubblica, invece, che unirsi per fronteggiare la questione si divide. Non è successo niente di pericoloso, ma le scritte fanno presagire un clima di particolare disagio indirizzato verso la popolazione locale”. Dietro a quei “graffiti” ci sarebbero, sempre secondo i giovani padani, un rifiuto ad integrarsi

di gruppi etnici, ma anche l’odio e il rancore nei confronti dei varesini. “La situazione è preoccupante e lo diventerà sempre di più in futuro se la popolazione varesina non reagirà di fronte a queste provocazioni e non sceglierà una volta per tutte di riappropriarsi degli spazi della città”, si legge sul volantino divulgato in centro. Insomma si avverte il disagio e in un certo senso il pericolo legati a scritte e presenze poco rassicuranti in particolare nella zona di piazza Repubblica. “La situazione di piazza Repubblica è preoccupante, anche i negozianti si lamentano di questo – prosegue Colli – Dovrebbe esserci sempre un minimo di sorveglianza continua, magari con il supporto di telecamere”.Ma le recriminazioni dei giovani padani vanno anche nei confronti della “solita sinistra buonista che non ritiene questi fatti degni di nota e preferisce accusare chi i muri (mai quelli privati) li usa per lanciare il messaggio di una Padania libera e forte nel reagire a questi insulti”, sempre secondo quanto riportato sullo scritto divulgato ieri. Pronta la replica di Jaques Amanì, responsabile del coordinamento immigrati Cgil: “Per me le scritte che siano della Lega o di immigrati non vanno bene, anche quelle sul teatro di Varese. Ma non è corretto neanche sfruttare l’atto di due o tre persone che non si sa chi siano, a quale religione appartengano, per fare propaganda. Non mi risulta che ci sia un gruppo organizzato che voglia creare problemi alla libera Padania. Il dissenso totale va sia nei confronti del primo atto, le scritte sui muri di piazza Repubblica, sia nei confronti di chi strumentalizza i giovani padani. Non esiste una comunità etnica strutturata che abbia l’intenzione di creare problemi al popolo varesotto, che invece ha aperto nei suoi confronti le porte ad accoglierla. Non si possono sfruttare le situazioni di cui non si ha certezza per creare altri problemi. Il rischio è che uno straniero tornando a casa dal lavoro venga aggredito perché forse potrebbe far parte di una comunità non meglio individuata”.

e.marletta

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