Intercettazioni/Casson: Testo Camera resta inaccettabile per Pd

Intercettazioni/Casson: Testo Camera resta inaccettabile per Pd


Roma, 3 giu. (Apcom)
– Il Partito democratico darà battaglia al Senato fino all’ultimo emendamento sul ddl intercettazioni, “che, anziché tutelare la riservatezza dei cittadini, blocca le indagini e mira a imbavagliare la stampa”. Lo dice in una intervista al settimanale Left il vicepresidente dei senatori del Pd Felice Casson.

“Abbiamo presentato – ricorda Casson – una serie di pregiudiziali di illegittimità. I profili di incostituzionalità sono almeno nove, a cominciare dalla libertà di stampa, dalla limitazione delle indagini e dalle prerogative concesse a parlamentari e servizi segreti”. Secondo l’esponente democratico “nel caso in cui questo ddl passi, un giornalista condannato può far ricorso alla Corte di Strasburgo per sanzionare l`Italia. Questo provvedimento legislativo va, quanto meno, contro l`articolo 21 della Costituzione e l`articolo 10 della Convenzione europea”. “Il problema – afferma Casson – è soprattutto relativo ai reati satellite. E vero che esiste il doppio regime tra i reati di mafia e di terrorismo e gli altri ma sono colpite le indagini sui reati indispensabili per arrivare ad accertamenti per reati di associazione, come l`usura, l`estorsione, la corruzione, per i quali ci sono limitazioni fortissime su durata, numero delle proroghe, e possibilità di fare le intercettazioni ambientali o sui non indagati”.

“Per noi il testo della Camera non è assolutamente accettabile. Al di là del fatto che c`era la questione degli ‘evidenti indizi di colpevolezza’, anche lì erano previsti il carcere per i giornalisti e le sanzioni per gli editori. C`erano anche molti limiti alle attività di indagine che, per ora, non sono stati assolutamente toccati dall`attività del Senato”. Infine, sul cosiddetto emendamento ‘salvacronaca’ della presidente della

commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno (Pdl): “E’ meglio – sostiene Casson – che il giornalista sia messo in grado di poter pubblicare di più. Se deve selezionare lui, ci affidiamo a una scelta che può essere anche sbagliata. In un certo senso è ancora più pericoloso: magari mette un punto e non un altro più importante. Meglio dare la possibilità di pubblicare quantomeno parzialmente gli atti”.

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