VARESE La Lega da sola a Varese. A scaricare gli alleati ci pensano le parole del ministro agli Interni Roberto Maroni, ospite della sezione della Lega Nord di Varese, dove ha lanciato la sfida ai militanti. Quella che tutti aspettavano. Presentarsi alle comunali dell’anno prossimo con Attilio Fontana candidato sindaco e solo il simbolo dell’Alberto da Giussano. Non c’è ancora l’assoluta certezza, ma il ministro è convinto che questa soluzione rappresenterebbe la scelta migliore. Quella che finora veniva ventilata come una possibilità dal segretario provinciale Stefano Candiani e dal segretario cittadino Carlo Piatti trova una conferma. Anche se non definitiva. «È legittimo – dice Maroni – che a Varese la nostra sezione possa essere artefice del destino della città. Anche perché sedersi al tavolo con il Pdl rappresenta una zavorra, più che una risorsa. E non solo a Varese. Sono così dappertutto. Il Pdl non è un partito unito, ma un comitato elettorale diviso in troppe correntine».Quindi, meglio una corsa solitaria.«Se si arrivasse a questo – dice Maroni – io sono disposto ad essere presente a Varese». Una frase che può volere dire che si spenderebbe in prima persona per la campagna elettorale. Ma anche che forse sarebbe disponibile a candidarsi in consiglio, cosa che ha sempre fatto, anche quando ricopriva cariche nazionali: nel ‘94 era contemporaneamente ministro agli Interni e consigliere a Varese. In seguito continuò a candidarsi, ma poi a dimettersi. Ed interruppe questa tradizione alle ultime comunali, nel 2006. Ma adesso, se la Lega correrà da sola, è pronto a tornare. «Berlusconi ci tiene al governo nazionale. Sui sindaci non ne fa una questione di bandiera, perché per come è
organizzato il suo partito rappresentano solo un grattacapo». Il ragionamento della corsa solitaria è legato anche agli scenari nazionali. «Avevamo detto a Berluconi che bisognava subito andare al voto – dice – ma ha temporeggiato. È probabile però che a marzo ci si accorga che il Governo non può andare avanti con il problema dei finiani, che rappresentano un vero e proprio partito del Sud, nato semplicemente perché la Lega stava acquistando troppo potere. Se a gennaio boicotteranno riforme importanti, come il federalismo, è probabile che i ministri leghisti si ritirino dal Governo. Difficile quindi che il Pdl rimanga». In quel caso, ci sarà un election day, che cadrà il 27 marzo o la settimana dopo. Il primo via libera alla corsa solitaria viene accolto con favore dai vertici locali. «Viene data una risposta alla voglia sempre più diffusa della nostra militanza di correre liberti – dice Candiani – perché si tratta di una liberazione, potere presentarsi senza la confusione dei nostri alleati. Poi, dopo i fatti di Fagnano Olona, dove il Pdl ci ha cacciato dalla giunta, ci sentiamo liberi». E Fontana sarebbe felice di correre da solo. «Non la vedrei come una fatica in più, ma come un grande passo». Per quanto riguarda invece i problemi interni, in particolare le indiscrezioni che erano girate sul commissariamento del segretario provinciale Candiani, Maroni ha garantito che non avverrà. «La segreteria provinciale non tornerà al voto e Candiani gode della fiducia dei vertici». Una decisione che arriva dopo un incontro tra il ministro ed il Senatùr. Il tentativo di commissariamento era in atto, ma spinto da una parte minoritaria del partito. Marco Tavazzi
s.bartolini
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