Marea nera/ Forse riuscita missione Bp; Obama in Louisiana


New York, 4 giu. (Apcom)
– La terza visita di Barack Obama nel
Golfo del Messico , e la seconda in una settimana, dall’inizio
del disastro ecologico inizierà alle 2.20 del pomeriggio (le
20.20 in Italia), quando il presidente americano atterrerà al
Louis Armstrong International Airport di Kenner, in Louisiana.
Obama incontrerà il responsabile delle operazioni di
contenimento, l’ammiraglio della Guardia costiera Thad Allen, e
le autorità locali. Per sottolineare l’impegno del governo di
fronte alla catastrofe causata 46 giorni fa dall’esplosione della
piattaforma petrolifera della Bp, il presidente ha posticipato,
per la seconda volta, il viaggio in Indonesia e Australia che
avrebbe dovuto effettuare dal 13 al 18 giugno.

Qualche speranza che questo incubo possa volgere al termine
proviene dai primi risultati positivi dell’operazione “cut and
cup”: la “gran parte” del petrolio che fuoriesce dal pozzo sembra
venga catturata dall’imbuto che gli ingegneri hanno calato a 1600
metri di profondità. Fiduciosi sui risultati gli ingegneri della
Bp, più caute le autorità. In sei settimane è fuoriuscita dal
pozzo una quantità enorme di petrolio, le stime del governo
americano variano da 75 a 163 milioni di litri di greggio.

Obama sta pagando cara la catastrofe ambientale. Accusato di una
risposta tardiva e di scarsa iniziativa di fronte all’incidente,
ieri sera il presidente ha voluto dimostrare tutta la sua
partecipazione al dramma che stanno vivendo gli americani del
Golfo esprimendo per la prima volta un sentimento forte come la
rabbia. In un’intervista alla Cnn Obama si è detto furioso: “Sono
infuriato per questa situazione perché è un esempio delle persone
che non pensano alle conseguenze delle loro azioni. Tutto ciò
mette in pericolo un intero modo di vita e tutta una regione,
probabilmente per diversi anni”.

Ieri l’amministrazione Obama ha presentato alla Bp un conto da 69
milioni di dollari (circa 56,7 milioni di euro), pari alle spese
finora intraprese dallo Stato per lottare contro la marea nera.
La Casa Bianca ha specificato che si tratta solo di un primo
conto. Il disastro è finora costato a Bp oltre un miliardo di
dollari e secondo gli analisti di Wall Street il prezzo finale
potrebbe essere fino a 20 volte tanto, se si considerano anche i
costi per ripulire la costa dal petrolio nei prossimi anni. Una
cifra immensa ma non tanto da mettere in ginocchio Bp, un gigante
che l’anno scorso ha prodotto utili per 16 miliardi di dollari.

A preoccupare di più Bp in queste ore sembra essere il suo
amministratore delegato Tony Hayward che fin dall’esplosione
della piattaforma Deepwater Horizon, il 20 aprile, ha
collezionato una gaffe dietro l’altra parlando ai media: dalla
frase “”Rivoglio la mia vita”, detta di fronte a gente che sta
perdendo la propria, a “Non avevamo gli strumenti che si
dovrebbero avere nella propria cassetta degli attrezzi”.
Tuttavia, per ora il board del colosso petrolifero sembra
sostenere ancora l’imbarazzante amministratore delegato.

Oggi, dopo numerosi appelli per un intervento dell’esercito, il
Segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha risposto
negativamente sottolineando che i militari non hanno nessuna
expertise particolare nel settore: “L’esercito ha fornito degli
equipaggiamenti e ha aiutato in diversi modi ma non ha la
bacchetta magica contro questa catastrofe ecologica”, ha detto
Gates da Singapore.

ALE

© riproduzione riservata