In un video il viaggio tra i disperati della stazione

In un video il viaggio tra i disperati della stazione

VARESE Oltre alla Varese del G6, dei Giardini Estensi e di corso Matteotti c’è un’altra Varese: la città degli angoli bui e di chi vive ai margini della società, ritagliandosi uno spazio per sopravvivere. Gli Angeli Urbani quest’altra città la conoscono bene, e cercano di essere il ponte verso la normalità per gli allucinati abitanti della Varese degli angoli bui. «Li andiamo a cercare, offriamo loro coperte e un po’ di cibo – dice il fondatore degli Angeli Urbani, Walter Piazza – cerchiamo di aiutarli anche a curarsi o a trovare un lavoro, ma non è facile. Sembra impossibile, ma molti di loro si sono talmente abituati alla strada che non riescono a tornare nella nostra normalità».Nella notte che precede il G6, a Varese si respira una calma quasi surreale. La caserma Garibaldi, nota per essere d’inverno un dormitorio molto frequentato, appare sigillata e deserta. Ma la rete che dà su via Fratelli Pavesi è piegata verso l’interno: secondo gli Angeli Urbani, qualcuno è entrato da lì scavalcando. Il giro dei volontari prosegue verso la stazione delle FS, e qui si fanno i primi incontri. Un

uomo sulla sessantina dorme, intontito dall’alcool, nell’arco di una porta chiusa del deposito vicino al parcheggio. Gli Angeli Urbani si avvicinano per vedere come sta, ma lui non si accorge di nulla. I volontari lasciano qualche scatoletta, un litro di latte, delle brioches. «Almeno domani mangerà qualcosa» dicono.La ditta delle pulizie ha appena finito il proprio lavoro sui treni, che già si sono popolati. Troviamo due uomini, un siciliano sulla quarantina e un varesino sui sessanta, che dormono lì. Si svegliano, salutano i volontari. Dicono di stare bene e ringraziano per il cibo. «Ora va meglio – dice il varesino – fa più caldo, non si sta male come d’inverno».In fondo ai binari, la vecchia abitazione del casellante, in disuso da anni, è diventata un dormitorio di fortuna: un buco nella parete esterna è la porta d’entrata, in barba ai sigilli imposti dai Vigili del Fuoco. Dentro, le scale sono ricoperte di cocci di bottiglie di birra, siringhe e sporcizia.Nelle stanzette al piano rialzato non c’è nessuno, ma materassi, coperte e alcuni zaini pieni di vestiti sono il segnale che il posto è diventato un rifugio sicuro.

e.marletta

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