Gallarate: “Un parco sulle macerie della villa”

GALLARATE Un parco sulle macerie dell’ex Casa Calcaterra di via Roma. Su questa idea la Sinistra gallaratese la pensa come il vicesindaco Paolo Caravati: «Sarebbe un’occasione per rimarginare la ferita della demolizione e dare una lezione di rispetto delle regole». Da parte sua il numero due della Giunta Mucci frena: «La mia è stata una pura provocazione. Faremo quello che ci permetterà la legge, di certo non abbiamo intenzione di accettare passivamente quanto accaduto».

Ma sullo «scempio» della villa ottocentesca abbattuta con un blitz ferragostano la consigliere e i “vendoliani” gallaratesi di Sinistra Ecologia e Libertà continuano a puntare il dito contro l’amministrazione. Lo hanno fatto anche questa mattina, proprio in via Roma, di fronte allo scempio, distribuendo volantini per far sapere ai gallaratesi cosa è successo mentre quasi tutti pensavano alle ferie e ai preparativi del pranzo di ferragosto. «Perché il sindaco non li ha fermati?» uno dei cartelli più eloquenti tra quelli affissi lungo la recinzione che copre a passanti e automobilisti lo sguardo sulle macerie dell’antica villa che non c’è più. «Nella città del cemento non c’è spazio per la villa dell’Ottocento». Accuse pesanti, rivolte ai costruttori che hanno violato un pezzo di storia che «resisteva da 150 anni, dai tempi dell’unità d’Italia», alla «lobby del cemento» che secondo gli esponenti della Sinistra «governa» la città, ma anche agli amministratori che prima hanno autorizzato «il piano di recupero di via Roma che disegnava il mantenimento di Casa Calcaterra in un brutto accerchiamento di nuove costruzioni che nulla centravano con l’architettura della casa» e che poi non hanno saputo fermare le ruspe.

Il vicesindaco Paolo Caravati difende l’operato dell’amministrazione comunale e rivendica «la denuncia e le due ordinanze» spiccate subito dopo l’abbattimento. E contrattacca: «Il piano di recupero di via Roma non prevedeva la demolizione di Casa Calcaterra – precisa il vicesindaco – è un danno per la comunità che l’amministrazione non poteva immaginare. Neanche la consigliere Colombo lo sapeva, altrimenti avrebbe potuto avvertirci in consiglio comunale per metterci con le spalle al muro».

v.colombo

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