Che gaffe al BaffEasy Rider tagliato

Che gaffe al BaffEasy Rider tagliato

BUSTO ARSIZIO Aspettiamo il sequel: la copia di Easy Rider proiettata sabato sera all’inaugurazione del Baff di Busto Arsizio aveva il finale clamorosamente tagliato. Capitan America, a voler credere alla versione festivaliera del film, non muore, ma se ne va chissà dove in sella alla sua rombante Harley. Magari qualcuno tra gli harleysti che hanno riempito il Sociale avrebbe anche preferito così, sta di fatto che quel finale monco è uno scivolone dei peggiori, arrivato al termine di una serata altrimenti perfetta, impreziosita dall’irripetibile presenza di un Peter Fonda particolarmente in forma e salutata da un pubblico mai così caldo.

Ecco perché l’incidente – senz’altro più grave di un semplice problema tecnico – lascia con l’amaro in bocca. La pellicola, già di pessima qualità, era tagliata in più punti, ma questo all’occhio del neofita avrebbe anche potuto sfuggire. Non è sfuggita a nessuno, invece, la sforbiciata selvaggia sul finale, anche perché Peter Fonda stesso aveva molto insistito, prima dell’inizio del film, sul significato simbolico e narrativo della morte del protagonista. Che nella versione proiettata poco dopo in sala, appunto, non è morto.
Non stupisce, allora, che i titoli di coda siano stati accolti tra fischi e mugugni, né la delusione – se non addirittura la rabbia – del pubblico uscito dal Sociale. L’assenza di spiegazioni ufficiali (lo stato maggiore della B.A. Film Factory era a cena con Fonda, che per fortuna non era in sala al momento della proiezione) ha scatenato una ridda di ipotesi. Qualcuno ha azzardato che «chissà, magari il finale lo proiettano domani», qualcun altro ha pensato a una bizzarra performance festivaliera e qualcun altro, non senza una buona dose di ironia, ha tirato in ballo la ben nota ospitalità italiana: «Abbiamo il super ospite in sala, vorrai mica farlo morire».

La spiegazione, in realtà, è ben più prosaica, come si evince dal comunicato congiunto licenziato ieri dal patron del festival Gabriele Tosi e dal direttore artistico Vittorio Giacci: detta in soldoni, la casa di distribuzione («una grande multinazionale dell’audiovisivo», si sussurra la Sony) ha spedito al Baff, garantendone la qualità, una copia invece gravemente difettata. Anche per questo la voce che ieri circolava, senza conferme ufficiali, è che il Baff potesse rivalersi legalmente sulla casa di distribuzione della pellicola. L’unica pellicola presente in Italia, come ricordano Tosi e Giacci, che si soffermano sul fenomeno della

così detta “impermanenza” (una sorta di processo di invecchiamento della celluloide che progressivamente fa sparire immagini o intere sequenze) e invocano più incisive «iniziative di restauro e di conservazione del grande cinema», che altrimenti «scomparirà, lasciando ai nostri eredi un secolo buio». Verissimo, però è sempre meglio un Dvd in versione integrale che una pellicola tagliata: inoltre se qualcuno avesse visionato prima la copia, si sarebbe evitata la figuraccia, sebbene sia comprensibile che – visto il nome e la fama della casa di distribuzione – lo staff si sia fidato a scatola chiusa. Laura Campiglio

e.marletta

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