VARESE Il trasporto pubblico è a rischio. O meglio, a rischio sono i soldi dei cittadini, visto che con i tagli del Governo l’unico modo per consentire di avere ancora un servizio di livello con gli autobus e i treni sarà quello di aumentare il costo dei biglietti.E il problema colpirà anche Varese, dove da cinque anni gli autobus vengono gestiti dalla Sila e ci sono molti pendolari su rotaia. A denunciarlo è il sindaco Attilio Fontana, ieri a Milano con il presidente Roberto Formigoni per protestare contro i tagli del Governo alle regioni. Le riduzioni dei finanziamenti al Pirellone colpiranno infatti anche i comuni, che su molte cose dipendono dai fondi regionali. In particolare per la gestione del trasporto pubblico. Senza quei fondi, il servizio è a rischio. E l’unica soluzione in vista, se il Governo non deciderà di evitare questa manovra, è quella di un aumento delle tariffe. Una scelta che non mostra alternative, vista l’entità delle riduzioni. Il comune di Varese, da solo, perderebbe circa un milione di euro. «Se la regione subirà davvero un taglio del 30% – spiega Fontana – sul trasporto pubblico, questo si ripercuoterà sui comuni, anche su quelli come il nostro che hanno sempre avuto i conti in ordine. E la riduzione dei finanziamenti vorrebbe dire che Varese avrebbe un milione di
euro in meno da investire sul trasporto. Noi abbiamo dei contratti con le società private e bisognerà vedere se saranno disposti a rivedere questi contratti sulla base delle ristrettezze».Dall’anno prossimo il costo dei biglietti a Varese potrebbe quindi aumentare. Ed a pagare saranno i cittadini. L’appello di Fontana è per una maggiore equità e per la distinzione tra enti virtuosi ed enti che non lo sono nella manovra economica del Governo. E questa è la speranza anche del centrosinistra. «Se il Governo non tornerà indietro – spiega il consigliere regionale del Pd, Stefano Tosi – Formigoni non potrà fare altro che dichiarare il fallimento della Regione. I tagli infatti sono impressionanti e solo per quanto riguarda il trasporto pubblico sono di 82 milioni di euro per il 2011 e di 314 milioni di euro per il 2012. E a farne le spese saranno i cittadini. Perché nel momento in cui vengono a mancare i finanziamenti, per andare avanti non si potrà fare altro che aumentare le tariffe. La speranza è che si riesca ad evitare che il Governo porti avanti questa manovra. Ma ancora una volta assistiamo all’assurda decisione di fare pagare agli enti locali una crisi che non sono stati in grado di gestire, in un’ottica che va contro il federalismo. La crisi si doveva prevenire». Marco Tavazzi
s.bartolini
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