VARESE Sono partite anche a Varese le procedure dell’Ufficio scolastico provinciale per l’assegnazione degli incarichi annuali e per le nomine di ruolo dei docenti. Gli insegnanti precari stanno per avere una risposta, e per il rientro dei ragazzi sui banchi il 13 settembre tutto sarà pronto, anche le supplenze annuali e le ore residue.La macchina burocratica delle nomine è iniziata ad agosto, con la pubblicazione delle cattedre scoperte, per poi arrivare nel vivo venerdì scorso, con le prime nomine di ruolo e l’assegnazione delle cattedre di sostegno. Questa mattina sono iniziate le assegnazioni delle supplenze e, dal primo di settembre, ci sarà lo slittamento delle graduatorie, ovvero l’adeguamento degli incarichi in base alle reali disponibilità dei docenti. I precari varesini sapranno forse prima che in altre province come sarà il loro anno scolastico 2010/2011. Anche i sindacati, infatti, riconoscono all’Ufficio scolastico provinciale varesino la capacità di reagire alle lungaggini burocratiche. Il bilancio, quindi, per Varese è positivo: la nostra provincia sembra reggere ai pesanti tagli imposti dalla manovra, anche se le zone d’ombra rimangono. «L’Ufficio scolastico provinciale si sta muovendo bene – conferma Enzo Ianniello della Cisl scuola – nonostante il ritardo dovuto alle riforme Gelmini; entro l’inizio della scuola si dovrebbe riuscire a coprire tutte le classi della provincia. Un risultato da record, viste le condizioni di lavoro». I problemi principali sono legati ai tagli imposti dalla manovra, secondo Ianniello: «Su Varese si riflette la situazione nazionale: con
i due governi precedenti l’accordo era di assumere ogni anno 35 mila persone nella scuola, tra docenti e personale Ata (questa definizione comprende non solo i collaboratori scolastici, ma anche il personale amministrativo, ndr). Con la manovra ci siamo trovati solo 13mila posti l’anno. La sproporzione è scandalosa, e si rifletterà pesantemente sulla qualità dell’insegnamento nella scuola pubblica». Meno insegnanti, quindi, significherà che molte scuole saranno costrette a rinunciare a tutte quelle attività in grado di rendere accattivanti e qualificati i piani di offerta formativa. «Nella nostra provincia – continua Ianniello – gli insegnanti entrati di ruolo quest’anno saranno solo 31 nelle scuole primarie, 32 nelle superiori e 33 alle medie, compresi gli insegnanti di sostegno. Ce ne vorrebbero il doppio per garantire una buona qualità dell’insegnamento». Il problema, secondo il sindacato, è strutturale e preoccupante: «Le nostre scuole pubbliche hanno bisogno di soldi. Le scuole varesine hanno un credito medio verso lo Stato di 100 mila euro a istituto. E non parliamo di soldi usati per pagare chissà quali lussi: semplicemente la cassa per le spese ordinarie come carta, toner per le stampanti, piccole manutenzioni. Però i fondi per ben precise scuole private si trovano sempre». Ianniello si riferisce ad una notizia che ha fatto scalpore nel mondo della scuola varesina: 800mila euro per la Scuola Bosina. «La scuola pubblica dovrebbe essere il futuro. Invece sta lentamente diventando una scuola di serie B. Non possiamo permetterlo».Chiara Frangi
s.bartolini
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