Gerusalemme, 31 mar. (Apcom) – Con la presentazione oggi pomeriggio alla Knesset del nuovo governo, si chiude l’era di Ehud Olmert, segnata dalle guerre combattute da Israele in Libano contro Hezbollah e a Gaza contro Hamas. Il premier uscente peraltro non ha raggiunto l’obiettivo di un accordo con i palestinesi indicato ad Annapolis (novembre 2007) e puo’ compiacersi solo del fatto di essere rimasto al suo posto fino all’ultimo giorno, e perché gli
scandali e inchieste giudiziarie in cui e’ rimasto coinvolto non lo hanno costretto ad uscire di scena prima del tempo. In attesa di conoscere il suo destino – in vista c’e’ una sua incriminazione – Olmert a spese del contribuente israeliano si godra’ i benefici statali agli ex premier: una pensione di 36 mila shekel (oltre 6mila euro), limousine con autista, guardie del corpo e un ufficio in un edificio lussuoso di Tel Aviv.
Da oggi torna in sella Benyamin Netanyahu (gia’ primo
ministro tra il ’96 e il ’99) che guidera’ una coalizione
dominata dalla destra ma di cui fa parte anche il Partito
laburista del ministro della Difesa Ehud Barak destinato a
rimanere al suo posto. Tuttavia il nuovo premier e’ stato
costretto a formare un governo “gigante”, con 29 ministri e sei
sottosegretari, per accontentare i suoi partner di maggioranza –
laburisti, Yisrael Beitenu, Shas e Casa ebraica – e per placare i
suoi compagni del Likud rimasti senza ministeri prestigiosi dopo
che ha dovuto concedere tutti quelli di maggior peso ai partiti
alleati.
Le acque nel Likud restano agitate a poche ore dalla
presentazione del governo e tra i piu’ scontenti c’e’ l’ex
ministro degli Esteri Silvan Shalom che minaccia la rivolta se
non otterra’ il ministero delle Finanze; dicastero che pero’
Netanyahu vorrebbe tenere per se’, per poter attuare la politica
economica che ha in mente. Non vanno meglio le cose nel Partito
laburista dove restano forti resistenze alla partecipazione ad un
governo dominato dalla destra; alcuni deputati minacciano di
passare all’opposizione e di astenersi domani dal votare la
fiducia al nuovo governo.
A generare attesa e’ la conferma della scelta di
Netanyahu di affidare l’incarico di ministro degli Esteri
all’ultranazionalista Avigdor Lieberman (Yisrael Beitenu), che
preoccupa non poco Europa e Stati Uniti. Si tratta della
decisione piu’ controversa di Netanyahu che potrebbe stringere
ulteriormente i margini per un accordo di pace con i palestinesi
e il mondo arabo. Lieberman e’ contro la nascita di uno Stato
palestinese e in piu’ occasioni ha espresso posizioni estremiste
rispetto a come risolvere il conflitto in Medio Oriente.
Netanyahu in queste settimane ha inviato messaggi
rassicuranti alla comunita’ internazionale; tra i commentatori
israeliani non pochi pensano che lo stesso Lieberman, trovandosi
nell’importante posizione di ministro degli Esteri, sara’
costretto a fare i conti con la realta’ e a diventare piu’
pragmatico.
Paradossalmente Kadima, partito vincitore, sia pure di
misura, delle elezioni del 10 febbraio, resta fuori dal governo.
La leader e ministro degli Esteri uscente, Tzipi Livni,
incontrando ieri i suoi compagni di partito, ha assicurato che
verra’ attuata una opposizione “responsabile” contro il governo
Netanyahu e che Kadima continuera’ a lavorare per la pace e
nell’interesse di Israele.
Cep
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