Medicina/ Il robot chirurgo salva la vita operando casi disperati

Medicina/ Il robot chirurgo salva la vita operando casi disperati

Roma, 12 giu. (Apcom) – Per tre giorni Roma è stata la capitale mondiale della frontiera più avanzata della medicina: la chirurgia robotica, che opera al di là delle possibilità umane amplificando grazie a sofisticati congegni la capacità professionale del chirurgo, la sua precisione, la finezza del suo intervento. Il settimo congresso europeo di laparoscopia e chirurgia robotica, presieduto dal professor Vito Pansadoro, ha visto centinaia di specialisti del settore studiare

dal vivo le tecniche d’intervento dei più grandi “robo-chirurghi” del mondo, ciascuno specialista di una particolare patologia, come il cinese Xu Zhang e l’indiano Inderbir Gill. Che non si sono limitati a parlare, ma hanno eseguito diciotto interventi su casi difficilissimi, nelle sale operatorie della clinica Pio XI, mostrando ai colleghi come risolvere situazioni che nessun loro collega, per quanto bravo, potrebbe affrontare con l’aiuto delle sole mani e del bisturi.

Il robot moltiplica per quindici la visuale del campo operatorio, e per sei la precisione della mano del chirurgo che se ne serve. Si può intervenire così in casi altrimenti inoperabili, curare persone che hanno già subìto numerosi altri interventi e che nessun chirurgo si azzarderebbe a toccare di nuovo. Ma non è la macchina ad agire: è sempre l’operatore che, con la sua capacità professionale, la utilizza per arrivare sino a territori che altrimenti gli sarebbero preclusi. In tutto il mondo sono un migliaio queste macchine (le produce una sola azienda, americana). In Italia ce ne sono 45, sparse per tutta la Penisola, il che ci rende leader in Europa. Un obbligo, visto che il robot, con scelta opportuna, è stato battezzato “Da Vinci”.

Si tratta di un settore della chirurgia in piena espansione, limitata soltanto dall’alto costo della strumentazione e degli interventi: un robot costa oltre due milioni di dollari, la manutenzione 150mila dollari l’anno, e per ogni intervento servono duemila dollari soltanto di “strumentario”. Comprensibile, visto che si tratta di strutture complesse, che integrano sistemi di videoripresa ad alta definizione, laser e quattro braccia meccaniche dotate di diversi gradi di mobilità. Ma grazie ad essi è possibile ottenere due risultati straordinari: salvare

vite che altrimenti in gran parte si sarebbero perdute, e alleviare grandemente lo stress dell’operazione. Col robot si opera infatti con la tecnica della laparoscopia, cioè non aprendo vaste ferite per portare alla luce il campo operatorio, ma inserendo, attraverso fori di pochi millimetri, cannule attraverso le quali passano gli strumenti chirurgici e la “vista” dell’operatore. Bastano pochi giorni e il paziente è in grado di riprendere la sua attività, contro le settimane di degenza che comportano gli interventi tradizionali.

Fus

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