VARESE È passato un anno dal “clic day”, ovvero il momento in cui i datori di lavoro di colf e badanti avrebbero dovuto far partire la richiesta di emersione per il proprio collaboratore domestico. Dopo un anno, molte delle domande fatte attendono ancora una risposta da prefetture e questure di tutta Italia. E Varese riflette in pieno la situazione nazionale. Il problema è stato sollevato dal “Sole 24 ore” che ieri riportava le percentuali delle richieste che sono state definite, quindi che hanno permesso ai lavoratori di firmare un contratto, dalle prefetture di molte province italiane. Aosta è la provincia più virtuosa, con il 92,7% di domande definite, e fanalino di coda è Latina, con il 22,71%, seguita da Napoli con il 23,76%. Conta molto, evidentemente, il numero di domande ricevute: 178 ad Aosta, 2.840 a Latina e ben 24.364 a Napoli. La situazione di Varese è fortunatamente più simile a quella di Aosta che a Latina o Napoli: 4.832 le domande pervenute a Villa Recalcati, e di queste l’85,2% ha già ricevuto una risposta. Un comportamento virtuoso: la decima città nella classifica stilata dal “Sole” è Ragusa, che vanta l’86,83% di domande evase, ma su un totale di 1.716, circa un terzo rispetto alla nostra provincia. I contratti firmati a Varese sono stati 3.729, il 77,2%, mentre l’8% delle richieste, 387, ha avuto un responso negativo. Un contratto firmato, però, non è uguale a un permesso di soggiorno
già concesso. Solo dopo la definizione del rapporto di lavoro, infatti, può partire la richiesta di permesso. Restano ancora 502 domande, il 10,3%, in attesa di un parere della questura o comunque in sospeso. Per 187 di queste, infatti, non è stato possibile rintracciare il datore di lavoro: dovranno pensare i comuni a notificare la risposta della prefettura, permettendo così di completare la regolarizzazione del rapporto di lavoro. «La prefettura e la questura di Varese sono già state veloci rispetto a molte altre – dichiara Sergio Moia dell’Anolf Cisl – la maggior parte delle domande, partite a fine agosto 2009, nel mese di luglio di quest’anno hanno avuto una risposta. Quello che non funziona, in realtà, è la legge Bossi Fini». Secondo Moia, infatti, la sanatoria contraddice la legge, e anche il Tar della Lombardia ha dato ragione alla denuncia dei sindacati: «La concessione di questi permessi si è ridotta a una lotteria, grazie proprio allo spirito della legge sull’immigrazione. Se un clandestino ha la fortuna di essere fermato una sola volta dalle forze dell’ordine, può ottenere una risposta positiva per la regolarizzazione. Se invece viene fermato due volte, ha la fedina penale sporca per il nuovo reato di clandestinità. Il tutto si riduce a pura fortuna. Il Tar della Lombardia l’ha riconosciuto». Per questo, probabilmente, alcune domande respinte dovranno essere riprese in considerazione, e solo i casi più gravi resteranno senza un contratto di lavoro. Chiara Frangi
s.bartolini
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