VARESE «No alla riapertura degli scavi». La commissione ambiente del Comune boccia il piano delle cave della Provincia, che prevedrebbe il ritorno in attività della cava della Rasa. Un voto unanime e bipartisan, che ha visto la maggioranza andare a braccetto con l’opposizione, tutti uniti, per una volta, nella salvaguardia del territorio varesino. Ma si tratta di una vittoria di Pirro. Perché il no secco dei consiglieri non ha, al momento, alcun effetto concreto.
«Purtroppo abbiamo solo espresso un parere consultivo» spiega il presidente della commissione Stefano Clerici (An). Il piano, studiato dall’alto a livello regionale, è piovuto sulla testa della Provincia e del Parco del Campo dei Fiori, l’ente direttamente interessato dagli scavi. I consiglieri si sono riuniti solo a livello consultivo. E adesso tocca escogitare un metodo per portare avanti la battaglia. Secondo gli eletti di Palazzo Estense, è inaccettabile la quantità di minerale che si vuole estrarre nei prossimi anni, secondo il piano presentato. «In totale si parla di circa 2 milioni e mezzo di metri cubi – riferisce Clerici – quando, nell’arco di trent’anni di attività, dagli anni ’70 alla chiusura, sono stati estratti solo 800 mila metri cubi. In pochi anni vogliono fare oltre il triplo del lavoro trentennale, solo per far quadrare i bilanci regionali». È questo lo spettro che aleggia sulla commissione.
Secondo i membri, il piano di recupero della cava, mascherato da riqualificazione ambientale, cela una vera speculazione, mascherata da difesa dell’ambiente. E l’opposizione trova sponda sulla maggioranza, visto che a sollevare dubbi erano stati, inizialmente, il capogruppo di Rifondazione comunista Angelo Zappoli e il capogruppo di Movimento Libero Alessio Nicoletti. Zappoli, infatti, è stato il promotore della riunione, per discutere sul problema della cava. Nicoletti ha presentato fiori di mozioni, che hanno avuto l’appoggio anche degli altri consiglieri. Nicoletti ha chiesto e ottenuto la convocazione di un
consiglio comunale, dove redarre un documento che dia mandato all’amministrazione comunale di opporsi ufficialmente alla prosecuzione del piano. Il problema rimane il fatto che la messa in sicurezza della cava della Rasa dev’essere, in qualche modo, portata a compimento. Mentre i privati, proprietari della miniera, propendono per il piano presentato dalla Provincia, che prevede anche un congruo incasso economico, i consiglieri comunali vogliono un impatto zero. Oltre all’inquinamento all’ambiente circostante dovuto agli scavi, ci sarebbe il problema del passaggio dei camion, che durerebbe per 15 anni. Marco Tavazzi
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