Roma, 12 giu. (Apcom) – E’ “necessario compiere, sempre e prima, tutti i passaggi di dialogo e mediazione per cambiare ancora” il ddl sulle intercettazioni “che anche nella versione uscita dall`aula del Senato, non ci piace. Per noi non può diventare ancora legge della Repubblica”. E’ quanto si legge sul sito di Generazione Italia.
“Si rompe un`alleanza sulla quale si fonda l`esistenza del maggior partito politico del Paese – è il ragionamento – soltanto se ci sono ragioni gravi e se sono precluse le altre strade. Ad oggi non è così. Innanzitutto perchè il testo della legge è stato migliorato, grazie alla discussione pubblica alla quale i cosiddetti finiani hanno preso parte da protagonisti. E per un altro motivo di fondo: non siamo all`ultima spiaggia”.
“Abbiamo grande attenzione e rispetto per le ragioni di giornalisti ed editori, sono vicine alle nostre. Le quali spesso coincidono con quanto ci dicono dal mondo dei servitori dello stato, magistrati non militanti e uomini delle forze dell`ordine in testa. Ma nessuno – si sottolinea – deve tirarci per la giacca
e dettarci agenda politica e ruolino di marcia. Siamo una forza politica, ‘sui generis’, allo stato liquido o nascente quanto si vuole, ma una forza riconosciuta che nel centrodestra ha un ruolo e una responsabilità. Non solo e non tanto nei confronti del governo o del Popolo della libertà, ma del popolo italiano”.
“A differenza di quanto sostiene il nostro ministro della Giustizia – si precisa comunque – il ddl non è ‘un punto di equilibrio’ tra diritti individuali di libertà e legalità. Non ancora. Bisogna lavorarci meglio e di più. Con ragionevolezza e intelligenza. Ascoltando il Paese e la moral suasion, ancorchè sine verbis, del Presidente della Repubblica. E soprattutto, nello spirito nuovo di rapporti che si vuole inaugurare tra maggioranza e minoranza, senza il retropensiero che ogni cambiamento rappresenti un cedimento nei rapporti di forza interni”.
Red/Bac
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