A Pontida va in scena l’ultimo saluto del popolo leghista a Umberto Bossi

Migliaia di militanti per i funerali del fondatore della Lega: affetto e identità.

PONTIDA – Un abbraccio collettivo, carico di emozione e memoria, ma attraversato anche da tensioni e contraddizioni. Domenica 22 marzo Pontida ha salutato Umberto Bossi, fondatore della Lega, con funerali che hanno richiamato il popolo leghista da tutta Italia.

Sul sagrato dell’abbazia di San Giacomo si sono mescolati affetto e riconoscenza per il “Capo”, ma anche cori contro il tricolore e richiami alla secessione, insieme a contestazioni rivolte all’attuale segretario Matteo Salvini. Un addio che racconta, forse più di ogni analisi, le diverse anime di un movimento oggi chiamato a fare i conti con la propria storia.

L’attesa e l’arrivo del feretro

Tra i primi ad arrivare Giancarlo Giorgetti, che ha accolto la famiglia di Bossi in un clima di forte partecipazione. Intorno, i militanti hanno riempito la piazza con bandiere e cori: “Bossi, Bossi” e “Padania libera” hanno accompagnato le fasi che hanno preceduto la cerimonia.

L’ingresso del feretro, avvolto nella bandiera con il sole delle Alpi, è stato salutato da un lungo applauso. Fiori bianchi sulla bara e il suono delle cornamuse hanno scandito uno dei momenti più intensi della giornata, restituendo l’immagine di un legame ancora profondo tra il leader scomparso e la sua base.

I cori e l’intervento di Giorgetti

Dopo la celebrazione, però, il clima è cambiato. All’uscita del feretro si sono levati cori contro lo Stato e l’unità nazionale: “Roma ladrona”, “Secessione”, fino a slogan più estremi contro il tricolore.

Una deriva che ha richiesto l’intervento diretto di Giorgetti, che con un gesto e poche parole ha invitato i presenti ad abbassare i toni. Un passaggio significativo, che ha evidenziato la delicatezza di un momento già carico di significati simbolici.

Contestazioni e fratture interne

Non sono mancati momenti di tensione anche prima delle esequie. Alcuni militanti del movimento “Patto per il Nord” (non leghisti, quindi, ndr) hanno contestato Matteo Salvini con urla e qualche fischio.

Presenze istituzionali di primo piano – dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al vicepremier Antonio Tajani – sono state accolte tra applausi e cori, in un contesto che ha alternato rispetto e rivendicazione identitaria.

Il ricordo di Fontana

Tra le voci istituzionali, quella del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha sintetizzato il senso della giornata. «Nessun luogo migliore poteva essere scelto per il suo distacco dalla vita terrena», ha detto, definendo Bossi «la stella polare» della Lega.

Un’immagine che restituisce il peso storico del fondatore, ma che al tempo stesso apre una domanda implicita sul futuro: cosa resta oggi di quella Lega dei territori evocata a Pontida?

Il funerale di Bossi è stato, insieme, un momento di unità e uno specchio delle tensioni presenti. Un addio che chiude un’epoca, ma che lascia aperti molti interrogativi.