– Minuto di silenzio allargato a tutte le vittime degli attentati terroristici nel mondo. Polemiche politiche a parte, quello che a noi interessa è l’opinione dei lettori. Inutile precisare che il tema degli studenti del Daverio usciti dall’aula al momento della commemorazione per le vittime dei soli attentati di Parigi ha diviso tra chi è in accordo che gli studenti, ragazzi tra i 14 e i 16 anni, chi dice «scelta giustificabile ma non condivisibile» e chi è contrario. Sopra a tutto, però, vince chi si indigna per la violenza (purtroppo ordinaria) mostrata dal web. «Oh no, e adesso tutti i guerrafondai da divano come faranno? Il gruppo era eterogeneo, di diverse religioni ed etnie…», scrive sulla nostra pagina Facebook.
«Io sono fiero. Sì sono fiero di sapere che esistono ragazzi fra i 14 e 16 anni disposti al pensiero proprio. Ragazzi pronti a fare un gesto più o meno forte per aprire un dibattito – continua Gullo – Sono totalmente d’accordo proprio sulla discussione civile da loro poi creata al ritorno in classe, perché parlare apre la mente e perché non omologarsi per forza è l’unica via alla conoscenza. Si può criticare l’uscita durante il minuto di cordoglio, ok, concordo, rispettare in silenzio e poi dibattere. Ma forse nella loro testa (sempre di 14/16 enni) era un atto dovuto per smuovere la gente. Ma come al solito chi ha approfittato dell’accaduto non sono state le persone volenterose di capire, ma i soliti populisti che dalla comodità di casa loro dichiarano guerra a chiunque non sapendo nemmeno cosa voglia dire veramente la guerra», conclude Gullo.
Sulla violenza riservata ai ragazzini da dietro uno schermo si esprime anche , facendo riferimento al titolo dell’editoriale del nostro direttore Andrea Confalonieri: “In pasto ai leoni sì, ma da tastiera”. C’è chi dice: «Ho avuto sedici anni anch’io e sappiamo che testa di c….fossi», e chi si schiera al fianco non solo degli studenti ma anche della preside che ha raccontato gli esatti contorni della vicenda: «Ora qualcuno mi spieghi in cosa questi “ragazzini” hanno sbagliato. Io, come la loro preside, difenderei quella scelta e sul mio posto di lavoro ho provato lo stesso disagio, perché già
si sapeva dei bombardamenti a tappeto avvenuti la notte precedente. Come di Beirut e del Sinai», ci scrive . Il bello di questi commenti è che, non la politica, non l’informazione, ma soltanto i cittadini, la gente vera, ha focalizzato l’attenzione sui ragazzi. Sono gli stessi varesini a tutelare questi studenti: «Mi dispiace ma sono gli adulti ad aver sbagliato. I ragazzi sono molto più avanti di noi adulti che avremmo dovuto chiedere il silenzio per tutte le vittime dei terroristi, visto il susseguirsi degli episodi è giunto il momento del silenzio per meditare o pregare o piangere».
C’è chi se la prende con la politica che strumentalizza, chi con i genitori che non hanno saputo crescere i ragazzi, chi elogia gli stessi genitori che hanno saputo crescere ragazzi così. C’è chi sottolinea come sia «stufo di sentire dire che i musulmani non condannano gli attentati, non è affatto così e abbiamo prove su scala mondiale di questo» e chi, ad ogni costo, resta sulle sue posizioni: «Sì, sì… continuate col buonismo e la carità cristiana. Poi quando cominceranno anche da noi, guai se vi lamenterete».













