Ma come sono disciplinati i nostri parlamentari. Poche assenze in aula, pochissimi “voti ribelli”, ovvero non allineati con il proprio gruppo d’appartenenza.
L’emblema è il “veterano” del gruppo varesino: del Pd, che su 1203 votazioni in questi primi sei mesi di legislatura è risultato assente una volta sola e sempre in una sola occasione ha votato in dissenso con il suo partito.
Sono i dati svelati da Openpolis, il sito internet che effettua il monitoraggio costante dell’attività parlamentare. Se in fatto di “voti ribelli” ai primi posti spiccano i leghisti imbarcati, quelli che hanno soffiato il posto ai varesini, padani doc come per intenderci, ovvero l’ex ministro (86 volte in dissenso) e il suo uomo di fiducia, il calabrese (233 volte in contrasto con il Carroccio al Senato), deputati e senatori del Varesotto risultano tra i più disciplinati nelle classifiche.
Basti pensare che il più “ribelle” finora è stato il senatore , che ha cambiato idea rispetto alla decisione del suo gruppo 15 volte. Su 867 votazioni effettuate. Meno di una volta su 50.
Si contano sulle dita i dissensi, anche se poi , pentastellato bustese, figura addirittura tra i più “ribelli” del suo gruppo, ma in realtà ha votato liberamente appena cinque volte. Il suo collega alla Camera è il “soldato” perfetto: mai un dissenso su quasi mille votazioni. Tanto che ora che è nella casa di Taranto ad assistere la moglie in convalescenza ammette: «Non vedo l’ora di rientrare in aula».
Solo una volta non allineato Marantelli (Pd), che peraltro ha partecipato a 1.202 votazioni su 1.203. «Quell’unica assenza probabilmente è il frutto di un errore di registrazione – commenta l’esponente democratico – Quando si arriva qui è giusto rispettare le decisioni del gruppo. Ci sono già troppi creativi nel Pd, è uno dei nostri guai». I più ligi alla presenza sono proprio i democratici (, ed ), tutti sopra il 95%. Mentre a finire dietro la lavagna è il senatur , che a Montecitorio è in aula per fare il suo dovere meno di tre volte su dieci (29,68%). Il capogruppo leghista , presente solo al 61,1% delle votazioni, nel 35,83% dei casi è assente giustificato perché “in missione”.
Merita una tiratina d’orecchi anche Candiani, che al Senato totalizza appena il 70,43% di presenze, senza giustificazioni. Poco meglio di lui (Scelta Civica), con il 72,07% di presenze, e Petraroli (74,65%), penalizzato dai problemi familiari.
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