«Chiedo a tutti simpatia, collaborazione e preghiera», dice monsignor , ieri immesso ufficialmente nella Comunità Pastorale del centro di Varese.
Carità, famiglia e catechesi, sono le tre pietre miliari per il futuro della chiesa varesina secondo le indicazioni del nuovo prevosto, mentre per la città lavoro ed emergenza migratoria sono le priorità da mettere in agenda.
La basilica è piena per la celebrazione durante la quale il vicario episcopale di zona, monsignor , consegna nelle mani di monsignor Panighetti le parrocchie di Centro, Casbeno, Bosto e Brunella.
Sono soprattutto i fedeli della sua parrocchia di origine, quella di Santa Giustina a Milano, e i seminaristi a riempire di calore la chiesa, segno tangibile di un legame duraturo e sincero con colui che dal primo settembre è divenuto il prevosto di Varese.
Assistono alla celebrazione anche tutte le autorità cittadine in segno di accoglienza del nuovo responsabile della principale chiesa della città.
Con il suo scialle in prima fila c’è anche Vincenza, la mamma di don Luigi, che il primo dicembre compirà 99 anni.
Dopo la consegna dei simboli che caratterizzano il mandato del parroco, il vicario episcopale, monsignor esce dalle formalità del protocollo e invita l’assemblea a tributare il proprio affetto al nuovo prevosto lasciando che la claque dei seminaristi si sfoghi in un lungo applauso ritmato.
È a loro, ai suoi ragazzi di Venegono che don Luigi rivolge dopo i ringraziamenti alle comunità parrocchiali e alle autorità, »il pensiero riconoscente e la preghiera». Non manca l’abbraccio fraterno per il suo predecessore monsignor .
Il primo pensiero ispirato dal Vangelo monsignor Panighetti lo rivolge proprio ai sacerdoti invitandoli a dare il buon esempio.
«Noi preti siamo sollecitati a mostrare che è possibile vincere il pregiudizio, abbandonare la mormorazione che sempre divide e forme di presunzione e autoreferenzialità. Se facciamo così sollecitiamo anche altri a lasciare blocchi che impediscono armonici e fruttuosi rapporti tra parrocchie, comunità pastorali, associazioni e movimenti».Sono tre le linee sulle quali il nuovo prevosto pone l’attenzione.Anzitutto la coltivazione della carità: «Che si esprime attraverso opere concrete tali da incontrare i molti bisogni da cui siamo circondati. La nostra città presenta tante esigenze dalle quali lasciarci interpellare per offrire un fattivo aiuto nella forma del volontariato». Quindi monsignor Panighetti pone l’accento sulla cura della famiglia, tema di grande attualità
anche in virtù del sinodo dei vescovi.«Le famiglie vanno aiutate a scoprire la bellezza della propria vocazione nonostante le fatiche, così potranno essere luogo dove si coltivano i valori, l’apertura alla solidarietà, la considerazione per i più deboli». Terzo punto nodale sono le proposte strutturate di cammini educativi e formativi, vale a dire «la catechesi per le varie fasce d’età, quella adulta compresa».Nell’ambito educativo il prevosto comprende anche la scuola: «Assolve una funzione complementare rispetto alla famiglia: a tale proposito purtroppo va registrata la persistente sperequazione esistente tra scuola statale e paritaria per cui non è pienamente rispettata la libertà di educazione dei genitori nella scelta da loro compiuta».
Poi il pensiero va alla città, ai politici don Luigi dice di «instaurare buone pratiche a partire dalla tradizione cristiana presente in città», invita anche a un «confronto plurale per affrontare i gravi problemi dell’oggi».
Il lavoro, ma anche la questione migratoria sono indicate come priorità: «La generosità richiesta dall’emergenza deve essere accompagnata da una diffusa mentalità sociale capace di costruire ponti e non muri».













