Ci avete fatto uscire il cuore dal petto. Raccontatela a casa, voi che c’eravate. Perché chi non è venuto, sarà costretto a farlo. Raccontate questo: è tornato lo spirito del Varese. Che l’anno scorso, non per colpa di qualcuno, era scomparso.
Raccontate quel gesto di Ely che, quando entra la palla d’un 3-2 paragonabile (stesso pathos, merito e disperazione) al 3-2 di De Luca al Padova nella semifinale persa, invece di andare ad abbracciare Pavoletti, corre a sommergere Bastianoni che stava torturandosi l’anima. Raccontate quel portierino che, dopo essersi fatto un gol e mezzo da solo, ha impedito il 3-3 che sarebbe stata la madre di tutte le ingiustizie. Raccontate quella panchina biancorossa che si è scagliata in campo quando il fratello Neto era per terra. Raccontate di aver visto l’attaccante più forte mai apparso da decenni sotto il cielo di Masnago (ieri c’eri tu, lassù dietro le nuvole a spingere, vero Peo?). Leo “El Pepita” Pavoletti ha fatto tutto: reparto, anima, gol, pressing, tiri, contrasti, corse. E alla fine ha regalato il meglio, rispondendo dal campo ai tifosi della tribuna, uno per uno: gliel’avevamo detto, a Varese ti sentirai a casa.
La squadra gioca fino alla morte, e anche oltre, con furore memorabile. È messa in campo da dio, è totalmente nelle mani dell’allenatore (che tra l’altro lascia il palcoscenico agli altri): da fuori può apparire folle sfidare i “signor A” con i baby Fiamozzi e Lazaar a centrocampo (ma lì l’ha vinta, con quelle due fionde umane che rinculavano solo per catapultarsi, come
a Latina), invece è solo la cosa migliore. Loro giocano? No, giochiamo noi: perché se vi rubiamo palla, e la rubiamo con furia omicida, andiamo in porta e segniamo. Sottili bravo a misurare anche i metri tra le linee, alla Sacchi: si vede che quando soffre, il Varese soffre per gli avversari, mai per paura. L’emblema è Franco, stecchito in barella dopo essersi prosciugato l’anima.
La cosa più bella è fuori, in curva. Con quello striscione “Alfredo biancorosso, al tuo posto a ogni costo” per il primo tifoso in carrozzina, che deve tornare accanto alla panchina di Sottili. E la curva, a costo di andarlo a prelevare in elicottero, lo rimetterà proprio là, martedì 24 alle 20.30, contro la Reggina: potete giurarci.
Varese
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