Italia fuori dai Mondiali: Bosnia fatale ai rigori, è la terza esclusione consecutiva

Azzurri eliminati a Zenica dopo l’1-1: decisivi gli errori dal dischetto, qualificazione sfumata

Per la terza edizione consecutiva, l’Italia resta fuori dai Mondiali. Nel 2026 gli Azzurri non voleranno tra Canada, Stati Uniti e Messico: decisiva la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, al termine di una gara intensa chiusa sull’1-1 dopo 120 minuti.

Avvio convincente, poi l’episodio che cambia tutto

La partita di Zenica si era messa subito sui binari giusti per la squadra di Gattuso. Al 15’ Moise Kean sfrutta un errore del portiere Vasilj e firma il vantaggio azzurro.

Il match cambia però al 41’, quando Alessandro Bastoni viene espulso per fallo da ultimo uomo. Un episodio che costringe l’Italia a giocare in inferiorità numerica per oltre un tempo, complicando inevitabilmente la gestione della gara.

Occasioni sprecate e il pareggio bosniaco

Nonostante l’uomo in meno, l’Italia riesce comunque a costruire diverse occasioni per chiudere la partita. Kean, Pio Esposito e Dimarco sfiorano il raddoppio, ma manca la precisione decisiva.

E così, al 79’, arriva la beffa: Tabakovic trova il pareggio per la Bosnia, riportando tutto in equilibrio e trascinando la sfida ai tempi supplementari.

Supplementari senza scosse, poi il crollo ai rigori

Nei trenta minuti aggiuntivi succede poco o nulla. Le squadre accusano la stanchezza e non riescono a trovare il guizzo decisivo.

Dal dischetto, invece, la differenza è netta. L’Italia paga a caro prezzo gli errori: Pio Esposito calcia fuori, Cristante colpisce la traversa. La Bosnia, al contrario, è impeccabile e chiude la serie sul 5-2, conquistando la qualificazione.

Un fallimento che pesa

Per gli Azzurri si tratta dell’ennesimo passo falso in un ciclo negativo ormai evidente. L’ultima partecipazione a un Mondiale resta quella del 2014: da allora, tre edizioni consecutive vissute da spettatori.

Un dato che certifica una crisi profonda del calcio italiano, non più episodica ma strutturale, e che impone una riflessione non più rinviabile su programmazione, qualità e prospettive del movimento.