VARESE – È morto Luigi Federiconi, storico esponente della destra varesina ed ex assessore alla Tutela ambientale del Comune di Varese. La notizia della scomparsa si è diffusa nella serata di martedì 3 novembre. Nato a Senigallia, aveva compiuto 94 anni nel mese di agosto.
La sua fu una lunga storia di impegno politico, professionale e amministrativo. Entrato a Palazzo Estense come consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, Federiconi ricoprì successivamente l’incarico di assessore durante il secondo mandato di Attilio Fontana alla guida della città.
L’impegno politico e professionale
Figura legata alla storia della destra varesina, Federiconi aveva attraversato stagioni politiche complesse, senza mai interrompere il proprio impegno nella vita pubblica cittadina.
Alla politica affiancò un’intensa attività professionale. Fu per molti anni perito del Tribunale di Varese e firmò diverse pubblicazioni tecnico-scientifiche dedicate al tema dell’inquinamento. Il ministro Giancarlo Giorgetti lo aveva premiato per i suoi cinquant’anni di iscrizione al Collegio dei geometri e geometri laureati della provincia di Varese.
Da assessore si occupò in particolare della tutela ambientale, del territorio cittadino e delle iniziative per il risanamento del lago di Varese, affrontando questi temi con un approccio tecnico e concreto.
Pellicini: «Con lui se ne va un mondo che non c’è più»
Tra i primi a ricordarlo è stato Andrea Pellicini, deputato di Fratelli d’Italia e sindaco di Luino.
«Luigi Federiconi ha rappresentato davvero la storia della destra varesina, da questa parte militando nel Movimento Sociale Italiano in anni difficili, in cui fare politica voleva dire rischiare la vita».
Pellicini ha ricordato anche il rapporto personale che lo legava alla famiglia Federiconi: «Di lui ho un ricordo quasi familiare per le tante battaglie combattute sullo stesso fronte di mio padre».
Nel suo messaggio ha poi sottolineato l’impegno ambientale e professionale dell’ex assessore: «Federiconi è stato anche un grande combattente per l’ambiente, occupandosi senza tregua del risanamento del lago di Varese e di tante altre questioni importanti in questo campo».
«Con lui se ne va un mondo che non c’è più, in cui gli scontri degli anni ’70 andavano alla pari con la stima per gli avversari politici», ha concluso Pellicini.
Clerici: «Per noi giovani fu un nonno e un maestro»
Particolarmente personale il ricordo di Stefano Clerici, che raccolse il testimone di Federiconi come assessore all’Ambiente durante la seconda Giunta Fontana.
«Ho appreso della scomparsa di Luigi Federiconi con profonda tristezza. Per me Luigi non è stato soltanto un uomo politico, un amministratore o un punto di riferimento della destra varesina. È stato molto di più».
Clerici ha ricordato gli anni della propria militanza giovanile in Azione Giovani, quando Federiconi divenne una guida per un gruppo di ragazzi poco più che adolescenti: «In lui trovammo una sorta di nonno, che ci prese sotto la sua ala protettrice e ci aiutò, semplicemente, a diventare grandi».
Un sostegno, ha sottolineato, offerto senza aspettarsi alcun tornaconto: «Luigi ci ha sempre sostenuti, incoraggiati e accompagnati nella nostra militanza. E lo ha fatto in maniera del tutto disinteressata, senza mai chiedere nulla in cambio. Non cercava il nostro sostegno elettorale, non coltivava convenienze personali».
Per quei giovani Federiconi rappresentava soprattutto un maestro dal quale apprendere: «Una di quelle persone che ti insegnano molto più con l’esempio che con le parole».
«Un ambientalista vero, non ideologico»
Nel ricordo di Clerici trova spazio anche l’attività amministrativa svolta da Federiconi: «Luigi è stato anche un grande amministratore pubblico. Un uomo concreto, capace, profondamente legato alla sua città. Un ambientalista vero, non ideologico, che non si limitava a parlare di tutela dell’ambiente, ma che per l’ambiente di Varese ha lavorato davvero, con competenza, passione e risultati».
«Personalmente, considero ancora oggi un grande onore aver raccolto il suo testimone come assessore, al termine del suo mandato. Non era un’eredità da poco, e ne sono sempre stato consapevole», ha aggiunto l’ex assessore.
Il messaggio si chiude con un saluto che riassume il legame umano e politico tra i due: «Sono profondamente grato alla vita per aver fatto incrociare la mia strada con la sua e per aver avuto il privilegio di imparare, almeno un pochino, da un grande maestro. Grazie di tutto, camerata. Non ti dimenticherò».













