– Tra le tante chicche culinarie, su quegli scaffali e vetrine che paiono il giardino dell’Eden dei ghiottoni, ci trovavi la pasta abruzzese, rigorosamente abruzzese. Quella fatta con il grano dei campi che crescono rigogliosi alle pendici della Maiella e con l’acqua trasparente che scende verticale dagli stessi salti. Ci trovavi e ci troverai ancora, da ieri – però – senza quel sorriso genuino e ruspante di chi sapeva che non avresti sbagliato ad attingere a piene mani a tutto quel ben di Dio. Anche perché lui lo aveva assaggiato prima di te.È mancato all’età di 91 anni, storico titolare dell’omonima drogheria di piazza Giovine Italia. Per anni – sessantuno – aveva gestito il negozio insieme alla moglie Anita, rilevandolo nel 1955 quando ancora non occupava la sede attuale ma risiedeva in un altro angolo della centralissima piazza varesina. Da quello che, più che un lavoro, era la passione di un’intera esistenza si era allontanato solo negli ultimi tempi, senza tuttavia riuscire a rescindere quel cordone ombelicale fatto di fatica, gioie, scoperte e solidi rapporti con i clienti: «Abitava sopra la drogheria – ricorda la nipote – e ogni tanto scendeva a dare un’occhiata. Controllava la vetrina, era “affezionato” ai prezzi scritti a mano, ci teneva: quel negozio, per lui, era come il terzo figlio». Un figlio accudito insieme ad Anita, anche lei colonna portante di un’attività diventata “missione” e di una famiglia molto unita, con il desco a fungere da calamita dell’affetto: «Con il nonno abbiamo passato una vita
intorno a un tavolo, mangiando gran bene grazie soprattutto alla cucina della nonna. Lui viveva per la montagna, per i funghi, per i nipoti e, ovviamente, per il cibo». Di cui aveva imparato a conoscere i crismi della bontà, donandoli a piene mani alla cittadinanza bosina diventata sua immancabile cliente, generazione dopo generazione. Il segreto? «I nonni da sempre hanno girato le fiere di tutta Italia per cercare i prodotti migliori – continua Federica – E assaggiavano tutto: ogni cosa che era esposta nella vetrina della drogheria era stata vagliata dal loro gusto. Viaggiavano, cercavano un negozietto che vendesse qualcosa di tipico, ne verificavano la qualità e poi facevano l’ordine: sono arrivati ad avere più di un centinaio di fornitori».Capitolo a parte meritava il vino, altra grande fiamma del signor Vercellini. Sempre all’interno della bottega era lui a fornire ai cultori alambicchi e attrezzi vari per l’imbottigliatura fai da te, oltre a una consulenza derivante da decenni di esperienza. In questo senso, anche in questo senso, con Anita formavano una coppia formidabile e impagabile per qualsiasi avventore: lui perito del nettare di Bacco, lei di ogni segreto gastronomico. Dalla sua privilegiata posizione sulla città Mario ha visto Varese cambiare, strutturalmente e intimamente, non perdendo mai «la voglia di condividere con gli altri il frutto del suo lavoro». Le esequie si terranno domani in San Vittore (la famiglia non ancora potuto comunicare l’ora precisa, che probabilmente si saprà solo questa mattina), mentre il rosario della veglia funebre si terrà già questa sera.













